Alluvione dell’Orba a Ovada: a cinque anni un ricordo incancellabile
Un pomeriggio mise a repentaglio l'economia cittadina
OVADA – Difficile dimenticare l’alluvione dell’Orba che il 4 ottobre 2021 colpì Ovada al centro dell’area compresa tra entroterra ligure e Appennino piemontese interessata da un’ondata di maltempo senza precedenti. Cade oggi, sabato 4 ottobre 2026, il quinto anniversario di un disastro che ha lasciato strascichi profondi. Fu un lunedì veramente infausto quello che portò all’esondazione dell’Orba gonfiato da piogge monsoniche mai registrate con quella intensità negli anni precedenti. Il torrente dilagò nelle aree più basse della città, invadendo spazi occupati da aziende, abitazioni rurali e cambi. A pagare il prezzo più pesante la Rebba, regione Carlovini, i territori in prossimità della Veneta, il Borgo. A causa di quanto accaduto, alla vigili di Natale di quell’anno il Governo varò lo Stato di emergenza stanziando fondi per rimediare ai danni subiti.
Cosa rimane di quanto accaduto quel giorno? Nei giorni scorsi si è conclusa la procedura per l’assegnazione dell’incarico per l’intervento di riduzione del rischio idrogeologico lungo il letto dell’Orba. L’intervento, finanziato con un contributo straordinario dalla Regione Piemonte, mira a creare i presupposti perchè quello che accadde cinque anni fa non si verifichi più.
Senza precedenti
Il torrente Orba in quel frangente drammatico fece registrare un livello al colmo di 6,63 metri all’idrometro collocato a Tiglieto. La furia dell’acqua, del fango e dei detriti trascinati lungo il percorso sconvolse il tratto compreso tra Olbicella e Molare prima di scaricarsi in gran parte a Ovada e nella pianura tra Silvano e Capriata. L’intera fascia di confine fu sconvolta da piogge senza precenti. A Rossiglione, in poco meno di una giornata, caddero 924 millimetri di pioggia.
Alla Rebba le aree limitrofe furono sconvolte dal rio che scorre verso l’Orba impossibilitato a immettersi nel torrente già saturo. La sede operativa di Econet fu invasa dall’acqua e dal fango. La forza e la velocità dell’acqua piombata in discesa spostò i mezzi e gli scarrabili utilizzati dall’azienda dei rifiuti. Gli ultimi dipendenti se ne andarono poco prima che le conseguenze fossero maggiori.
In regione Carlovini a pagare il prezzo più alto furono le aziende alla periferia della città e il Geirino. Il polisportivo fu invaso dall’acqua e dal fango che ricoprì il campo di calcio e produsse danni non più ripristinati alla piscina coperta. Colpiti alcuni simboli dell’economia ovadese come Ormig, l’azienda del sollevamento che ha la sua storica sede all’ingresso della città e Camst che ha raccolto il testimone da Policoop. Danni pesanti anche alla palestra Quada collocata nel piazzale.
Sconvolta dal fango l’area della Veneta dove il torrente ha un’ansa molto pronunciata. Chi era in quella porzione di città nel primo pomeriggio ricorda nitidamente il rumore dell’acqua contro la parete sottostante a via lung’Orba.
Prima del Borgo l’inondazione dilagò nei locali operativi di Vezzani, azienda situata in prossimità del greto del torrente. Oltre il torrente Stura fecero i conti con le conseguenze dell’alluvione anche le attività economiche collocate nell’area di Regione Brizzolesi.
Il giorno successivo
Lacrime e fango fu ciò che l’Orba lasciò una volta che le acque si furono ritirate. A inquadrare uno stato di devastazione eloquente il giorno successivo fu l’assessore regionale alla Protezione Civile, Marco Gabusi, durante un sopraluogo che lo portò nelle aree più colpite. “E’ bastato un attimo – commento Paolo Lantero, in quel momento sindaco di Ovada – per veder l’Orba crescere a dismisura. Un carattere torrentizio che questo corso d’acqua non ha mai avuto”.
I problemi più ingenti si manifestarono tra il primo e la fase centrale del pomeriggio. I mezzi della colonna mobile regionale della Protezione Civile arrivarono già martedì 5 ottobre e per una settimana lavorarono per assorbire l’acqua, eliminare il fango, riprodurre una parvenza di normalità nelle aziende più colpite.