Società
Il fenomeno
Tra ciò che si vede e il sommerso
4 Marzo 2026
ore
07:18
OVADA - La mappa dei punti gioco in città è nota. «C’è poco da dire. Lo scenario è desolante». Al Consorzio Servizi Sociali conoscono bene le conseguenze del gioco d’azzardo compulsivo, quello che secondo gli esperti dell’Asl manifesta le caratteristiche tipiche della dipendenza. La qualità della vita crolla in modo repentino, le relazioni sociali si impoveriscono. Anche gli affetti ne risentono: le famiglie possono andare in pezzi se un componente viene colpito da questo male oscuro. «Se guardiamo le perdite - spiega il direttore, Gianni Zillante - la nostra città ha numeri anche peggiori rispetto alla media della nostra provincia». Devono necessariamente stimolare una riflessione quei 14 milioni e 600 mila euro di giocate complessive evidenziate, per il 2024, dal rapporto messo assieme dall’associazione Libera. E se sul territorio sono pochi gli strumenti per provare a intervenire, le conseguenze ricadono chiaramente su una collettività che fatica comprendere a pieno un fenomeno dalle conseguenze davvero allarmanti. Ed effettivamente oggi il grande buco nero è il gioco on line, attraverso gli smartphone. Colpisce tutti, in modo democratico, senza fare differenza tra fasce d’età e potenzialità economiche. Solo che chi è più povero è maggiormente esposto alle conseguenze. Ed è più a rischio perchè la compulsività si insinua tra quei soggetti già in difficoltà che non vedono una prospettiva immediata di una svolta in positivo per la loro condizione. Il totale perso dai cittadini è pressoché pari all’intero bilancio del Consorzio di un anno. Denaro che il territorio ha faticosamente guadagnato e prodotto e che finisce in circuiti diversi e lontani. Sommerso crescente Fino a qualche anno fa le agenzie che ospitano il gioco basato sulle videolottery, l’attrazione principale e subdola per i giocatori compulsivi, erano più visibili. Oggi quelle superstiti sono sistemate in angoli della città meno visibili. Per paradosso una ha trovato “casa” a breve distanza dalla sede del Consorzio Servizi Sociali. «L’aspetto che salta all’occhio per primo è quello delle perdite pro capite - prosegue Zillante - Siamo a 357 euro per ogni ovadese. Tanto per dare un’ordine di grandezza, la quota versata da ogni cittadino per il funzionamento del nostro ente e lo sviluppo dei nostri progetti è di 30.5 euro». Tra il 2016 e il 2019 si sviluppò su tutta la città il progetto “No slot”: in collaborazione con Asl furono avviati gruppi di mutuo aiuto per i giocatori. Erano anche gli anni in cui i comuni, con le loro ordinanze, potevano in qualche modo evitare la proliferazione dei punti gioco, stabilendo paletti invalicabili nelle vicinanze di luoghi sensibili (scuole, ospedali, edifici di culto). I numeri dicono che, se un beneficio c’è stato, si è rapidamente vaporizzato. All’epoca la critica principale mossa da chi era contrario al proibizionismo riguardava il rischio di rendere ancora più sommerso un problema che comunque non sarebbe scomparso....