Cultura & Spettacoli
Arte
Due serate per ripercorrere la vita e le opere dell'artista, da Rubens alla corte di Carlo I d'Inghilterra, con il critico Ermanno Luzzani
22 Maggio 2026
ore
18:06
MASONE - C'è una parola latina che Ermanno Luzzani, artista e critico d'arte, ama più di ogni altra quando parla di Antoon van Dyck : suavitas . Una dolcezza interiore che il pittore fiammingo riusciva a cogliere nei volti dei suoi soggetti, in quella «nobile luce negli occhi» che sembrava rivelare, al di là dell'abito prezioso e della posa ufficiale, un'anima. È questa qualità rara al centro del ciclo di conferenze "Antoon van Dyck e il suo tempo" , che si svolge in due serate nella Sala Consiliare del Comune di Masone. La prima serata è fissata per venerdì 22 maggio , la seconda per venerdì 29 , entrambe alle 21. L'evento è promosso dal Club Artistico Masonese con il patrocinio del Comune e con la partecipazione della Valle Stura, European Community of Sport 2026. Accanto a Luzzani, la traduttrice Enrica Torti presterà la propria voce come narratrice. Percorso biografico e stilistico Era Marcel Proust, forse il più acuto osservatore dell'eleganza nella storia della letteratura, a individuare nel pittore di Anversa il cantore supremo di ciò che è destinato a sparire. E in effetti tutta la parabola di van Dyck, da allievo prodigio di Rubens a pittore di corte di re Carlo I d'Inghilterra, è la storia di un uomo che ha tradotto in pittura il tempo che passa, fissando per l'eternità gesti, stoffe, espressioni e dignità di un mondo che stava già tramontando. Le due serate seguiranno il percorso biografico e artistico del maestro. Si partirà dallo studio di Rubens ad Anversa, dove il giovane Antoon acquisì una padronanza assoluta della luce e del colore. Poi il primo soggiorno londinese (1620–1621) alla corte di Giacomo I, e il decisivo periodo italiano (1621–1627): Genova, dove la nobiltà locale lo acclamò ritrattista d'elezione, poi Roma e Palermo. Infine il ritorno a Londra nel 1632, quando Carlo I lo nominò pittore di corte e gli conferì il titolo di cavaliere: consacrazione che trasformò van Dyck in un artefice dell'immagine del potere, non solo in un esecutore di commissioni. Ingresso libero.