Venerdì 19 Luglio 2019

Giornata del ricordo: testimonianze in aula per gli alunni della Damilano

Un modo diverso, oltre alla classica lezione frontale, per parlare della tragedia delle Foibe e celebrare la “Giornata del ricordo” del 10 febbraio

Giornata del ricordo: testimonianze in aula per gli alunni della Damilano

OVADA - Un modo diverso, oltre alla classica lezione frontale, per parlare della tragedia delle Foibe e celebrare la “Giornata del ricordo” del 10 febbraio. E’ il lavoro in cui sono stati coinvolti i bambini della VC della Scuola Primaria “Damilano”. In fase preliminare la maestra ha raccontato ai bambini le vicende accadute tra il 1943 e il 1945 con l'esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre. A seguire  è stato invitato il signor Alxander Geziki, padre di uno dei componenti della classe. Il giovane papà, nativo dell’Albania, ha raccontato ai bambini la sua agghiacciante esperienza sotto la dittatura comunista di Hoxha, ripercorrendone brevemente l’iter dell’ascesa al potere. Nel novembre 1944 i tedeschi sgomberarono dall'Albania in seguito allo sfondamento dell'Armata Rossa nei Balcani. A colmare il vuoto lasciato dalla partenza tedesca intervennero i gruppi comunisti locali, prendendo da quel momento il potere. Il gruppo di comunisti, formatosi rapidamente durante la seconda guerra mondiale, eliminò tutti i potenziali nemici politici, isolando dal mondo la nazione e proclamò la Repubblica popolare d'Albania.

Migliaia di persone, considerate avverse al partito, vennero incarcerate per anni in campi di lavoro situati in aziende agricole sorte nei pressi di paludi o di posti insalubri. Perfino gli stranieri, tra cui molti italiani, furono trattenuti forzatamente nel paese. Il regime andò avanti fino al 1990 cinque anni dopo la morte di Hoxha. Alexander  Geziqi ha spiegato di aver perso le tracce di un sacerdote che, per qualche tempo, era stato il parroco del suo paesino. Ritrovatolo dopo molti anni, non lo riconobbe: la prigionia comunista l’aveva ridotto l’ombra di se stesso. Geziqi ci ha raccontato che, a scuola, durante le lezioni, piombava spesso la polizia a sorpresa. Prendeva ad interrogare uno ad uno i bambini chiedendo se a casa i genitori o i nonni li facevano pregare. Alcuni suoi compagni, purtroppo, rispondevano in maniera affermativa e questo provocava l’arresto immediato dei famigliari in questione. Alexander ha risposto a ciascuno con precisione con un evidente trasporto emotivo dovuto al ricordo di quei fatti. Prima di congedarsi, il genitore ha raccomandato ai bambini di tenere a mente il suo racconto perché altri innocenti non debbano rivivere l’agghiacciante esperienza di cui è stato vittima con la sua famiglia.

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