Martedì 25 Febbraio 2020

Recensione

"L’inganno perfetto": mentire è un’arte

Un preciso meccanismo a orologeria capace di stupire e confondere lo spettatore con i suoi inattesi colpi di coda narrativi, i subitanei rovesciamenti di prospettiva e ambientazione

"L’inganno perfetto": mentire è un’arte

CINEMA - Dal romanzo The Good Liar di Nicholas Searle, pubblicato nel 2016, il regista Bill Condon - poliedrico artigiano del cinema in grado di passare senza soluzione di continuità dall’approfondimento psicologico de I delitti della palude (1987, suo primo film) e Demoni e dei (1998, prima collaborazione con Ian McKellen) a produzioni più commerciali come i due episodi di Twilight - Breaking Dawn (2011 e 2012) o La bella e la bestia (2017) - trae una pellicola perennemente in bilico tra atmosfere da romantic comedy con sfumature dark e spy-story in perfetto stile anglosassone.

«È un thriller dall’atmosfera hitchcockiana, dove si intrecciano elementi di mistero, criminalità e passioni umane. La storia rivela l’affascinante patologia di un truffatore in carriera e la cosa più bella dei film come questo è che non sai mai cosa succederà e perché», spiega Condon.

L’inganno perfetto - visto alla scorsa edizione del Tff - è un preciso meccanismo a orologeria, con qualche leggero sbandamento nel finale ma anche con un ineccepibile ritmo complessivo, capace di stupire e confondere lo spettatore con i suoi inattesi colpi di coda narrativi, i subitanei rovesciamenti di prospettiva e ambientazione: in questo senso, il raggiro perpetrato non è solo quello nei confronti della ricca docente di Oxford in pensione e apparentemente ignara Betty McLeish (Helen Mirren) da parte di Roy Courtnay (McKellen), maturo e distinto vedovo con figlio lontano, in realtà scaltro manipolatore molto simile a un agente segreto.

L’inganno è anche quello in cui viene abilmente fatto cadere chi è posto di fronte allo schermo e crede senza dubbio alcuno di trovarsi di fronte a un dramma sentimentale e psicologico insieme, magari con venature thriller, ma nulla più di questo. Il plot, da questo punto di vista, deraglia quasi subito, scambiando i ruoli tra vittima e carnefice, spostando l’azione nello spazio e nel tempo, facendo progressivamente emergere un passato rimosso e tragico legato alle autentiche identità dei due protagonisti.

Il punto focale della storia ritorna ad essere, così, come accade in molte narrazioni letterarie e cinematografiche nell’ultimo periodo, il senso di colpa di un’Europa che, a trent’anni dal crollo del Muro di Berlino e a settantaquattro dalla fine del secondo conflitto mondiale, deve ancora fare i conti con se stessa e con ciò che di terribile accadde.

Il magnifico duetto attoriale messo in campo dalla coppia Mirren-McKellen (i due avevano già lavorato insieme sul palcoscenico di Broadway nel 2001, nella pièce teatrale The Dance of Death, replicata per l’ultima volta, fatalmente, la mattina dell'11 settembre) rappresenta una prova di recitazione superlativa, da manuale, che lega i volti e i corpi dei due interpreti al tema primario dell’identità e della maschera.

La rivelazione e, nello stesso tempo, la sorpresa maggiore proviene dalla complessa figura di donna a cui dà vita la Mirren, custode agguerrita e per nulla doma di un dolorosissimo segreto, vero e proprio trauma di fronte al quale il personaggio di Betty non è disposta a piegarsi. Un esempio per tutte le donne, come sottolinea la stessa attrice, intervistata di recente dal “Corriere della Sera: «Mi diverto a passare dai ritmi a tutta velocità di Fast & Furious 9 alle passioni di Caterina la Grande ma è L’inganno perfetto di Bill Condon il film che mi ha totalmente coinvolta. Perché suggerisce alle donne di tutte le età vittime di violenze che ci si può vendicare con pari abilità e ferocia, ma su un fronte moralmente opposto rispetto a ogni prevaricazione maschile. […] Vorrei stupire, coinvolgere e generare dibattiti. I dialoghi tra me e McKellen, l’uomo che nel film come nel libro crede di avermi ingannata attraverso il web mirando in realtà a conquistare il mio patrimonio da tre milioni di sterline, sono un monito contro i predatori sessuali e i bugiardi via internet. Queste situazioni sono lezioni per le donne di ogni età».

L’inganno perfetto (The Good Liar)
Regia: Bill Condon

Cast: Helen Mirren, Ian McKellen, Russell Tovey, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Jim Carter

Soggetto: dal romanzo di Nicholas Searle
Sceneggiatura: Jeffrey Hatcher
Fotografia: Tobias A. Schliessler
Musiche: Carter Burwell
Montaggio: Virginia Katz
Scenografia: John Stevenson
Arredamento: Tamsin Clarke
Costumi: Keith Madden
Effetti: Louis Armistead - (montaggio)
Suono: Lewis Goldstein - (supervisione, mixer, montaggio)
Produzione: Bill Condon, Greg Yolen per Bron Studios
Distribuzione: Warner Bros. Italia

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