Società
La ricerca
Dal XIX secolo ai giorni nostri, un'uva simbolo del territorio
29 Agosto 2026
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18:27
OVADA - Per tutto l’Ottocento l’Ovadese era un’area con una economia ancora ampiamente fondata dall’agricoltura – nella seconda metà dell’Ottocento la popolazione attiva nel settore primario superava ampiamente il 75% e raggiungeva ancora il 65% alla vigilia della seconda guerra mondiale - con una struttura fondiara basata sulla piccola proprietà, ma con una consistente presenza di mezzadria - e all’interno del settore primario in particolar modo sulla viticoltura e su un vitigno, il Dolcetto. Parallelamente, stava lentamente avvenendo una prima lenta modernizzazione industriale, basata sull’attività serica (Setificio Salvi) e cotoniera (Cotonificio Sciaccaluga e Oliva, 1888; Cotonificio Brizzolesi, 1903), via via affiancata da altre piccole aziende (Pietro Duina, vini e liquori; Santino Ottonello, torchi per vinacce; Mobilificio Scorza) e ad una serie e di piccole imprese e di artigianato minuto. Nel lungo periodo, fondamentali per l’economia ovadese si erano rivelate le vie di comunicazione: la sistemazione della strada del Turchino, finalmente percorribile anche ai carri (1870), la tramvia Ovada-Novi Ligure (1881), la ferrovia Genova-Ovada-Acqui Terme-Nizza Monferrato (1894), la ferrovia Ovada-Alessandria (1907), che avevano favorito le comunicazioni con la Liguria e il Nord Italia. La viticoltura non solo era la principale fonte di reddito, ma stava connotando una intera area, sino a darle una identità precisa, tanto che si potrebbe utilizzare a proposito della vite l’espressione che Fernand Braudel usa per il grano, il riso e il mais e cioè quella di “piante di civiltà”, piante che “hanno organizzato la vita materiale e talvolta psichica degli uomini, a grande profondità, fino a diventare strutture quasi irreversibili”. E che per l’Ovadese l’importanza della viticoltura fosse andata oltre i rapporti economici e sociali ne sono testimonianza i riscontri sempre più frequenti sulla stampa locale, le Feste Vendemmiali organizzate nel 1932-1934, le bellissime poesie composte da Colombo Gajone proprio in occasione delle Feste Vendemmiali del 1933. Ruolo di primo piano La crescita della viticoltura nell’Ovadese era un processo comune alla collina non solo della provincia di Alessandria ma dell’intero Piemonte, favorita dalla forte crescita demografica – e nell’Ovadese tra il 1806 e il 1901 gli abitanti erano passati da 21.700 a 42.220 – e da un trend dei prezzi dell’uva e del vino in lenta crescita nel medio-lungo periodo. Già nel 1845 scriveva il Casalis nel suo Dizionario a proposito dell’agricoltura e della viticoltura ovadese: “Le campagne coltivabili dell’Ovadese territorio presentano molti vigneti (…). Il principale dei prodotti è quello delle uve: i vini che si fanno con la richiesta diligenza, e si lasciano alquanto invecchiare, pareggiano i vini squisiti e generosi della Francia (…). La quantità di vino, che si fa colle uve del territorio, ed eziandio con quelle che s’importano dai comuni limitrofi, ascende annualmente, per approssimazione...