Cultura & Spettacoli
Il colloquio
In libreria da dieci giorni
25 Aprile 2026
ore
09:59
OVADA - Cita anche Virginia Wolf Raffaella Romagnolo per descrivere la condizione nella quale si sviluppa la sua convivenza con la sclerosi multipla. «Wolf - racconta la scrittrice ovadese da una settimana in libreria con “La segreta cura” - dice che la malattia è un grande confessionale. Per me era arrivato il momento di raccontare». Romagnolo torna tra gli scaffali con Mondadori a due anni dal successo ottenuto con “Aggiustare l'Universo”, il romanzo con il quale per la seconda volta ha raggiunto la finale del Premio Strega. La diagnosi di sclerosi multipla che le è stata annunciata all’età di 27 anni viene analizzata e raccontata in un viaggio che indaga su cosa succede sotto la pelle di ciascuno di noi . «Un paio di anni fa- ricorda Romagnolo - sono stata coinvolta in una ricerca da parte di una studiosa specializzata in antropologia medica. Una serie di interviste per il suo dottorato riguardante il percorso terapeutico dei malati di sclerosi multipla da inserire nella sua tesi. Un’intervista di qualche minuto si è trasformata in una lunga chiacchierata». In quel momento lo sguardo di Romagnolo si sposta; quello che sta vivendo da trent’anni viene visto non solo in ottica personale ma con l’occhio allenato della scrittrice. « La storia poteva interessare altri, valeva la pena scriverla- afferma- C’era una distanza temporale che mi permetteva di guardare la strada già fatta e di condividere l’esperienza con altri». Romagnolo e la realtà da accettare Nel libro Raffaella Romagnolo ripercorre la sua parabola. «Avevo 27 anni, mi sentivo forte, confidente con il mio corpo abituato alle escursioni in montagna. Nella vita stavo iniziando il dottorato ero proiettata nel futuro in un carico di fiducia e aspettativa. La diagnosi è stata una grande botta. Ho dovuto metabolizzare e venire a patti con questa nuova realtà». Inizialmente oltre al trauma della scoperta anche la difficoltà nel parlarne agli altri. «Era difficile anche dirlo a me stessa di fronte allo specchio». A distanza di anni la preoccupazione del giudizio o delle implicazioni si trasforma in potere creativo e narrativo. «Il mio atteggiamento anche nei libri precedenti è sempre stato quello di essere molto precisa nei processi di vita e nei fatti. Sono convinta che un libro debba avere anche un potere conoscitivo» La vicenda si sviluppa in parallelo attraverso referti medici e narrazione. «Questo atteggiamento - conclude l’autrice - mi ha aiutato nella malattia per capire cosa stava succedendo a me». Un libro non facile da scriver e che illustra una malattia non in chiave vittimistica o rassegnata ma consapevole «La condizione umana è di per sé precaria- ribadisce Romagnolo - nessuno sa cosa accadrà in futuro, ma convivere con una malattia che sai che non si fermerà, questa realtà te la sbatte in faccia con tutta la sua forza».