Società
La testimonianza
La palestra Quada e i problemi di oggi
13 Ottobre 2026
ore
07:00
OVADA - «Bastano poche ore di pioggia e questo piazzale viene invaso dall'acqua». Martina Baretto è amministratrice delegata di Quada, la palestra collocata in fondo allo spiazzo di regione Carlovini che ospita anche importanti aziende come Ormig e Camst. A poco più di cinque anni dalla drammatica alluvione dell'Orba del 4 ottobre 2021, la quotidianità dell'associazione sportiva vive della macro questione della lotta al rischio idrogeologico ma anche di un problema solo in apparenza di portata minore. «Se piove – chiarisce Baretto – Molti clienti ci chiedono com'è la situazione». Baretto parla mostrando le foto di quel che è successo a settembre. Pochi minuti di pioggia sono bastati ad allagare il piazzale. C'è una leggera pendenza che spinge l'acqua a raccogliersi tutta sul fondo del piazzale. Oltre l'asfalto ci sono gli orti che i proprietari hanno cercato di proteggere con sbarramenti che però hanno acuito il problema. «Capiamo tutti che le stagioni sono cambiate e non è più come prima. Però una soluzione dovrebbe essere trovata. L'intervento di riduzione del rischio che sta per partire? Speriamo sia davvero utile. Io ho un ricordo molto preciso di quel pomeriggio. E posso dire che se dovesse succedere di nuovo qui non metterei più piede». Scenario difficile Acqua e fango invasero il piazzale in pochissimo tempo quel 4 ottobre 2021. Le immagini della auto spazzate via come se fossero modellini fecero il giro del web. «Noi – racconta Baretto – ci rifugiammo nella parte altra dell'edificio. Ricordo i Vigili del Fuoco che, arrivati per darci una mano, controllarono se nelle auto non ci fosse qualcuno da aiutare. Un'immagine molto forte che porto con me». Quel momento ha avuto delle ripercussioni: l'area più bassa adibita al benessere non è più stata riattivata. «Una sacrificio. Ma abbiamo dovuto fare dei conti. I ristori? Quando sono arrivati erano una piccola parte di quel che già avevamo speso per rimettere a posto tutto». Il ricordo positivo è legato alla montagna d'affetto toccata con mano nei giorni successivi. «Senza l'aiuto di tante persone non ce l'avremmo fatta - conclude Baretto - Sicuramente è il frutto del lavoro che abbiamo fatto e che stiamo ancora facendo: q uesto è un ambiente sano in cui si fa sport e ci si diverte. Credo che questo sia l'aspetto più bello. Le istituzioni? In alcuni momenti ci siamo sentiti un po' abbandonati. Eppure diamo lavoro a 20 ovadesi, una maggiore considerazione sarebbe stata naturale».