Giovedì 19 Maggio 2022

ambiente

Peste suina, gli agricoltori: «Tempi troppo lunghi per la rete»

La Regione ha diffuso un avviso esplorativo, ma solo per le manifestazioni di interesse si andrà a metà giugno

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Recinzione anti Psa in Danimarca

Tempi lunghi per la realizzazione della maxi recinzione che dovrebbe contenere i cinghiali e impedire la diffusione della peste suina africana. La Regione Piemonte infatti ha pubblicato un avviso esplorativo per individuare gli operatori economici da invitare a successive negoziazioni per l’affidamento dei lavori di costruzione della barriera.

Com’è indicato nell’avviso gli interventi, suddivisi in più appalti, consisteranno nella realizzazione di una barriera anti Psa, della lunghezza totale complessiva di circa 170 chilometri (circa 100 chilometri in Piemonte e 70 in Liguria). La rete dovrà essere a stretto contatto con il suolo e a seconda del livello di rischio della zona dovrà essere aggiunto un filo spinato.

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L’avviso prevede che le manifestazioni di interesse da parte degli operatori economici debbano essere presentate entro il 10 giugno prossimo. Valutate le proposte pervenute e perfezionata la fase di progettazione, la Regione invierà una lettera di invito a presentare offerta agli operatori economici individuati.

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In parole povere, i tempi per la costruzione saranno molto lunghi e le associazioni degli agricoltori sono sul piede di guerra: «Al di là dell’utilità del posizionamento delle reti di recinzione – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – è necessario intervenire con urgenza per evitare che i cinghiali escano dall’area infetta e per avviare, negli altri territori, un massiccio piano di depopolamento per contrastare la diffusione del virus. Ormai una decina di giorni fa abbiamo segnalato alla Regione che negli altri territori, al di fuori della zona infetta, le azioni di depopolamento dei cinghiali procedono a rilento e in alcune aree sono praticamente fermi. Chiediamo risposte urgenti e interventi immediati, per scongiurare il rischio che si blocchi l’intera filiera produttiva del Parma e del San Daniele».

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