Venerdì 07 Agosto 2020

Cinema

Omaggio a Vittorio Gassman: "Caro papà" di Dino Risi

Il film permette all'attore di esprimere il meglio delle proprie doti, condite di sarcastico e grottesco umorismo, nelle vesti di un potente e cinico imprenditore in affari con esponenti della destra, dopo aver rimosso un passato da partigiano

Omaggio a Vittorio Gassman: "Caro papà" di Dino Risi

«Dino e Vittorio non si frequentavano quasi nella vita privata, però fra loro era come se ci fosse un'intesa che scattava ogni volta, a ogni nuovo film, e non aveva bisogno di nient'altro se non della loro anche silenziosa complicità. […] Fra mio padre e Vittorio c'era qualcosa di diverso, di intimo, qualcosa che andava oltre il rapporto di lavoro e che non condividevano con gli altri moschettieri perché solo a loro due era successo di aver perso il padre da adolescenti, verso i quattordici anni. Sedici film insieme, papà e Vittorio! Sedici avventure, mesi e mesi passati insieme negli anni, da giovani fino a diventare vecchi. Quando ci sono due personalità forti come le loro, è difficile che manchino gli scontri, anche violenti. Grave fu quello durante la cena di fine riprese di un film che non era di mio padre ma alla quale fu invitato proprio da Gassman. Sarà stato il '70 o il '71. Non so quale fu il motivo scatenante […] Fatto sta che Vittorio, che poteva diventare antipatico, per non dire violento se in stato di ebbrezza, cominciò ad aggredire papà, a metterglisi di fronte, le mani sul tavolo, sporto in avanti, a fissarlo negli occhi e a dirgliene di tutti i colori, per umiliarlo, spietato. Papà ci restò malissimo. Ricordo ancora il dolore nei suoi occhi e la rabbia per quello che era successo quando lo raccontò a mio fratello e a me, senza riferirci mai esattamente quello che gli aveva detto. […] Quello che non disse me lo confessò parecchi anni dopo Vittorio durante uno dei nostri incontri per parlare del progetto da realizzare insieme: papà addirittura pianse! Me lo raccontò a casa sua, nel suo studio, a Roma, con una certa malcelata soddisfazione. Mi sembrava impossibile. Facevo fatica a immaginare mio padre piangere».

Così Marco Risi ricorda in Forte respiro rapido. La mia vita con Dino Risi (Mondadori, 2020) il sodalizio professionale, lungo un trentennio, e la stretta amicizia che hanno legato in un indissolubile filo le esistenze del padre Dino e di Vittorio Gassman - uno dei padri storici della commedia all’italiana e il “mattatore” - a vent’anni dalla scomparsa del secondo.

È la fine degli anni Cinquanta - dopo l’inizio della collaborazione con un altro grande regista della commedia all’italiana, Mario Monicelli (vedi I soliti ignoti, 1958) - che vede Gassman diventare il protagonista di numerose pellicole sotto la regia di Dino Risi (da Il mattatore, 1960, a Tolgo il disturbo, 1990), sperimentando parallelamente sia il registro comico che quello drammatico.

Dopo aver impiegato l’attore in ruoli che segnano in maniera irrevocabile la sua fisionomia di interprete sotto il profilo comico-satirico (come ne Il sorpasso, 1962, I mostri, 1963 o Il tigre, 1967), con l’avanzare degli anni Settanta Risi, colorando la sua incessante riflessione sui vizi e sulle virtù del proprio tempo di sfumature più drammatiche, gli offre la possibilità di cimentarsi in un ruolo paterno altamente drammatico.

Del resto l’epoca è ormai matura: ci troviamo nel 1979, l’anno successivo all’omicidio di Aldo Moro per opera delle Brigate Rosse e lo scontro generazionale e ideologico, spesso declinato in chiave armata e violenta, tra la generazione dei giovani sessantottini e quella dei loro padri è al culmine.

Caro papà - una co-produzione tra l’Italia, la Francia e il Canada - permette a Gassman (che verrà premiato con il David di Donatello) di esprimere il meglio delle proprie doti attoriali, condite di sarcastico e grottesco umorismo, nelle vesti di Albino Millozzi, potente e cinico imprenditore in affari con esponenti della destra politica ed economica, dopo aver rimosso un passato da partigiano.

Un uomo di successo, il ritratto lampante e spietato di una classe dirigente disillusa e vuota, in grado solo - secondo Risi - di comprare con lo strumento del ricatto o della regalia fine a se stessa affetti e favori.

Sul versante familiare, invece, la prospettiva varia drasticamente: Albino ha un’amante, Margot (Aurore Clément), il cui marito - a conoscenza della relazione - non pensa che a sfruttarla a suo vantaggio; la moglie Giulia, nevrotica e in perenne stato di depressione, tenta con regolarità il suicidio per attirare l’attenzione del consorte; la figlia Costanza (Ileana Fraia), tossicodipendente, vive in una comune nel vano tentativo di disintossicarsi, ma è in procinto di partire per l’India inseguendo illusori miraggi; il figlio Marco (Stefano Madia, insignito a Cannes del premio come miglior attore non protagonista), introverso studente universitario, scrive un diario segreto nel quale si possono scoprire la sua appartenenza alla sinistra eversiva e il progettato omicidio di un misterioso personaggio denominato come “P”.

Il gioco dei riferimenti e dell’identità celata è malizioso e inquietante: Albino sarà costretto a fare i conti con la personalità sconosciuta del proprio figlio, accettando di vedere scompigliato il fragile castello di carte su cui si fonda la sua esistenza.

In una pellicola votata alla commedia ma elegantemente solcata dall’atto d’accusa preciso e feroce di Risi nei confronti di una e più ideologie, verso un ceto sociale e una classe dominante post-boom economico che non hanno saputo far tesoro con intelligenza delle esperienze e degli errori del passato, l’Albino Millozzi di Vittorio Gassman si collega per carattere e comportamenti al Lorenzo Santenocito da lui stesso interpretato in un altro film del regista, In nome del popolo italiano (1971).

Una resa scenica magistrale da parte di Gassman in entrambi i film, insieme a C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974; dove l’attore veste i panni del ricco avvocato Gianni Perego, anche lui ex partigiano): affreschi disillusi e amari di un’Italia che ha in parte travisato i sogni e gli ideali coltivati in tempo di guerra.

Caro papà è disponibile per la fruizione gratuita sulla piattaforma RaiPlay.


Caro papà
Regia: Dino Risi
Origine: Canada, Francia, Italia, 1979, 105’

Interpreti: Vittorio Gassman, Aurore Clément, Ileana Fraia, Julien Guiomar, Stefano Madia, Don Arrès, Gérard Arthur, Clara Colosimo, Joanne Côté, Andrée Lachapelle, Andrew Lord Miller, Antonio Maimone, Mario Verdon

Fotografia: Tonino Delli Colli
Montaggio: Alberto Gallitti
Colonna sonora: Manuel De Sica
Produzione: AMLF, Dean Film, Les Films Prospec Inc.
Distribuzione: 01 Distribution

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