Ovada, Aurora Baretto porta due progetti in mostra in piazza Cereseto
Cultura & Spettacoli
Redazione   
28 Ottobre 2026
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L'iniziativa

Ovada, Aurora Baretto porta due progetti in mostra in piazza Cereseto

Nel prossimo fine settimana

OVADA – Si terrà tra il 31 ottobre e il 3 novembre la mostra espositiva allestita dalla giovane artista ovadese Aurora Baretto. Nella sala al piano terra di Palazzo Maineri in piazza Cereseto saranno sposte due raccolte di opere: “Le quattro figure complesse” e “Where do you belong? Aggrapparsi all’essere”.  Un viaggio dentro la mente, ma da due prospettive differenti. Un percorso tra figure, ombre e domande che appartengono a tutti noi. E’ questo il filo conduttore della mostra di Aurora Baretto che si terrà dal 31 ottobre al 3 novembre 2026 in Piazza Cereseto a Ovada, dove verranno esposte due raccolte di opere: “Le quattro figure complesse” e “Where do you belong? Aggrapparsi all’essere”.

Due percorsi diversi, ma legati tra loro, che nascono dal profondo desiderio di raccontare attraverso l’arte ciò che spesso è difficile esprimere a parole: il nostro mondo interiore, quella parte elaborata di noi difficile da decifrare. Due raccolte che utilizzano un disegno semplice, ma un linguaggio simbolico e profondo, per dare voce a qualcosa di complesso: la continua battaglia con il proprio Io e la necessità di essere, sentirsi e cercare il proprio posto nel mondo.

Progetti diversi

Aurora Baretto si affaccia ora con questi progetti nel panorama dell’arte della città. La prima raccolta, intitolata “Le quattro figure complesse”, traccia sulla tela una sorta di teatro della conoscenza. Le protagoniste sono figure prive di dettagli umani: semplici linee colorate che rappresentano diverse parti della nostra mente, ma con ruoli molto precisi. Esse si incontrano e si confrontano all’interno di scene quotidiane, dando vita ad una narrazione che parla di giudizio, razionalità, compassione e infantilità, e dell’eterna ricerca di un equilibrio stabile e concreto.

“Where do you belong? Aggrapparsi all’essere” segue invece un percorso più silenzioso, ma più esterno. Ombre nere anonime attraversano luoghi e situazioni alla ricerca di sé stesse. Un viaggio complicato fatto di appartenenza, domande continue, identità ritrovate, nel quale le figure diventano uno specchio attraverso cui lo spettatore può osservare, dubitare, questionarsi e forse riconoscere una parte di sé.

La mostra non vuole offrire risposte definitive, non tenta di trovare un percorso univoco per ogni essere umano, ma desidera lasciare spazio all’interpretazione personale: cerca di dare voce alla creatività.

Ogni opera ha la sua storia, ma sarà lo sguardo dell’osservatore a darle un significato e trovare, tra quelle linee, il suo personale messaggio.

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