Pomodoro da industria, raccolto sotto le attese: acqua e costi pesano sulla filiera
Da sinistra Da sx Alessio Mammi, Giuseppe Romanini e Maria Chiara Cavallo (Segretario OI Nord Italia)
Economia
Marcello Feola   
22 Settembre 2026
ore
20:43 Logo Newsguard
Il report

Pomodoro da industria, raccolto sotto le attese: acqua e costi pesano sulla filiera

Nel Nord Italia consegnate quasi 2,8 milioni di tonnellate al 13 settembre, quando restava da raccogliere circa il 15% delle superfici. L’OI Pomodoro chiede più invasi e strumenti per affrontare cambiamento climatico e rincari

PARMA – Una produzione inferiore alle attese, costi in aumento e disponibilità di acqua sempre più decisiva. Sono alcune delle criticità emerse nel confronto tra l’OI Pomodoro da Industria Nord Italia e l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna Alessio Mammi sul presente e sul futuro della filiera.

Al centro dell’incontro la campagna 2026, ormai vicina alla conclusione, ma anche le conseguenze del cambiamento climatico, la programmazione delle produzioni, la ricerca e la progressiva riduzione degli agrofarmaci autorizzati.

Quasi 2,8 milioni di tonnellate consegnate

La campagna 2026, regolata dall’Accordo Quadro d’Area del Nord Italia sottoscritto il 27 marzo, è partita molto presto, il 10 luglio. Al 13 settembre erano state consegnate 2.784.967 tonnellate di pomodoro, un quantitativo indicato dall’organizzazione come inferiore alle attese. Alla stessa data restava ancora da raccogliere circa il 15% della superficie coltivata.

Il cambiamento climatico, sottolinea l’OI, sta rendendo sempre più difficile prevedere le rese. Negli ultimi anni il rapporto tra ettari coltivati e produzione finale è infatti diventato meno lineare, complicando la programmazione dell’intera filiera.

Per questo l’organizzazione ha aggiornato Statuto e Regole Condivise. Rafforzando così la raccolta dei dati sui trapianti settimanali, sulle previsioni delle consegne e sugli stock industriali.

Acqua, la richiesta di aumentare gli invasi

Tra le priorità indicate dalla filiera resta la disponibilità di acqua per l’irrigazione. Per il pomodoro da industria rappresenta un elemento determinante sia per la stabilità delle produzioni sia per la qualità della materia prima. Da qui la richiesta rivolta ai decisori politici di aumentare la capacità di accumulo dell’acqua, attraverso la realizzazione di nuovi invasi e il potenziamento di quelli esistenti.

A pesare sulla campagna sono anche i costi di produzione agricoli e industriali. Che secondo l’OI hanno registrato un nuovo picco a partire da marzo 2026, proprio nella fase iniziale della messa a dimora delle piantine. Tra le voci che incidono maggiormente vengono indicati carburanti, fertilizzanti, sementi, piantine e prodotti fitosanitari.

Per il futuro la filiera punta anche sulla ricerca, in particolare sullo sviluppo di varietà maggiormente capaci di adattarsi al cambiamento climatico. Tra le questioni aperte figurano inoltre la riduzione degli agrofarmaci autorizzati, soprattutto dei diserbanti, e le prospettive legate alla nuova Politica agricola comune.

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