Piemonte, energia e carburanti: per imprese e famiglie 2,1 miliardi di costi in più
L’allarme di Confartigianato tra tensioni internazionali, siccità e rincari delle materie prime. Felici: «Le imprese davanti a un bivio: aumentare i prezzi o sacrificare i margini»
ALESSANDRIA – Oltre 2,1 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti. È la stima di Confartigianato Imprese per il Piemonte, che si prepara a un autunno segnato, secondo l’associazione, da una combinazione di tensioni internazionali, rincari energetici, siccità e fenomeni meteorologici estremi.
Uno scenario che potrebbe pesare soprattutto sulle attività manifatturiere e maggiormente energivore. Ma con conseguenze che Confartigianato prevede anche per altri comparti, a partire dall’alimentare e in particolare dal settore dolciario.
In Piemonte 2,118 miliardi di maggiori costi
Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi di Confartigianato, a livello nazionale imprese e famiglie potrebbero sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per energia elettrica, gas e carburanti. Per il Piemonte la stima è di 2,118 miliardi, valore che lo colloca al quinto posto tra le regioni indicate dall’associazione. Davanti ci sono Lombardia con 5,402 miliardi, Emilia-Romagna con 3,011, Veneto con 2,952 e Lazio con 2,272 miliardi.
Confartigianato lega parte delle tensioni sui prezzi alla situazione in Medio Oriente e alle possibili conseguenze sulle forniture energetiche. Secondo i dati riportati dall’associazione, l’Italia importa dai Paesi dell’area del Golfo il 56,6% del gasolio raffinato. Viene inoltre segnalato un aumento del 39,3% su base annua a maggio 2026 dei prezzi di metalli e minerali necessari per i macchinari di lavorazione.
«I rincari si trasferiscono sui prodotti»
«L’escalation del costo del carburante e dell’energia non impatta solo sulle imprese energivore e sull’autotrasporto – sottolinea Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Ma ricade a cascata su tutti i prodotti trasportati, come ad esempio gli alimentari». Il rischio indicato dall’associazione è quindi quello di una somma tra costi energetici e rincari delle materie prime. Con effetti sui conti delle aziende e potenziali ripercussioni sui prezzi finali.
Siccità, riserve idriche sotto pressione
Al quadro energetico Confartigianato aggiunge quello della siccità. Secondo quanto riferito dall’associazione, le riserve idriche piemontesi sarebbero inferiori al 30%, aumentando le difficoltà soprattutto per le attività che necessitano di irrigazione.
Confartigianato attribuisce inoltre parte delle criticità alla carenza di nuovi invasi e agli interventi di manutenzione delle infrastrutture idriche, chiedendo un approccio strutturale alla gestione dell’acqua.
Felici: «Aumentare i prezzi o sacrificare i margini»
Per le imprese artigiane, sostiene Felici, la volatilità dei costi rende sempre più difficile programmare l’attività. «Le imprese artigiane si trovano davanti a un bivio: ritoccare i listini, con il rischio di penalizzare ulteriormente i consumatori, oppure lavorare in perdita mantenendo però intatta la qualità, che resta il nostro tratto distintivo».
Il presidente regionale di Confartigianato critica inoltre l’aumento degli adempimenti burocratici e chiede misure capaci di rendere più stabili le filiere produttive. «Senza un piano strutturale per rendere più stabili le filiere e sostenere le imprese nei costi di produzione – conclude Felici – la qualità Made in Piemonte rischia di diventare un lusso sempre meno sostenibile».