Genova ricorda le 43 vittime, otto anni dopo il crollo del ponte Morandi
Un momento della cerimonia di questa mattina
Cronaca
Dino Frambati   
14 Agosto 2026
ore
15:37 Logo Newsguard
La cerimonia

Genova ricorda le 43 vittime, otto anni dopo il crollo del ponte Morandi

Oggi, il tempo si è fermato alle 11.36 per ricordare chi ha perso la vita. Tre erano alessandrini (Marta Danisi, Giovanna Bottaro, Alessandro Robotti). I loro nomi sono apparsi, uno dopo l'altro, su un grande schermo.

GENOVA – Undici e 36, 14 agosto 2018 – 11,36 14 agosto 2026. Genova si ferma, nel ricordo. La città ascolta soltanto le sirene delle navi in porto e il suono a distesa delle campane della diocesi. Otto anni sono passati dal dramma del crollo del ponte Morandi. Oggi non piove come allora, la città è avvolta da un sole caldo e cielo terso.

Il tempo si è fermato alle 11.36 per ricordare le 43 vittime, 3 alessandrine (Marta Danisi – Alessandria – Giovanna Bottaro e Alessandro Robotti – Arquata Scrivia) di quella vigilia di ferragosto. I loro nomi sono apparsi, uno dopo l’altro, su un grande schermo.

Una cerimonia, quella di questa mattina, particolare e unica. Emozione vibrante l’anniversario numero 8 della strage di ponte Morandi, vissuta da parenti delle vittime, privati cittadini e rappresentanti delle istituzioni con uno stato d’animo speciale, perché avviene dopo la sentenza di primo grado che ha portato diverse condanne.

“Questa data deve essere un faro”

Dolore privato di tante famiglie, dolore pubblico e condiviso per l’immane portata dell’evento. Tutto ciò è stato sottolineato più volte, ricordando, come l’attuale presidente ligure ed all’epoca sindaco di Genova Marco Bucci, che “8 anni fa Genova veniva colpita al cuore”.

“Dolore – ha detto – che appartiene alle loro famiglie e a un’intera città. La memoria non deve essere una candela che il tempo consuma, ma una brace che continua ad ardere. Mentre Genova non è mai stata in ginocchio, si è rialzata. Genova ha la Lanterna come simbolo. Questa data deve essere un faro”.

L’omelia dell’arcivescovo Marco Tasca presso la parrocchia di San Bartolomeo della Certosa attigua al ponte, ha ricordato che il 14 agosto celebra san Massimiliano Kolbe, francescano che morì ad Auschwitz, offrendosi al posto di 10 persone che i nazisti avevano mandato a morire nella stanza della fame e della sede dopo la fuga dal campo di un recluso.

“Vita tolta per incuria”

“Morte scelta con consapevolezza – ha detto il vescovo – mentre ad altri la vita è stata tolta non per scelta ma per incuria, scarsa attenzione alle strutture”.

Altra religione, analoga Fede quella dell’imam Alfredo Maiolese, presidente dei musulmani europei, che con le lacrime agli occhi ha invitato a riflettere come i ponti siano fatti per unire, non per crollare.

Commemorazione, emozione ma anche assicurazione che Stato e governo dal crollo hanno preso spunto per norme e regole contro ulteriori eventi come il crollo del Morandi del viceministro Edoardo Rixi. “Sono stato il primo esponente del governo, ero al Conte 1, ad arrivare dopo il crollo – ha ricordato – a mandare a Roma le foto e da allora c’è stato sempre un collegamento. I cantieri stanno andando avanti su tutte le autostrade e su quelle genovesi dove molti cantieri finiranno nel 2027. Lavori che creano disagi e fanno perdere consenso ma salvano vite. E a noi interessa più la sicurezza”.

E sull’accenno di polemiche circa la scarsa presenza del governo, Rixi ha replicato che contano i fatti, ciò che è stato fatto e sta facendo il governo dopo decenni nei quali nulla è stato fatto.

La stessa presidente Meloni mi ha delegato ad essere qui, oggi. Anche se non sono mai mancato a questa ricorrenza”. Per la sindaca Silvia Salis il 14 agosto 2018 è “spartiacque nella storia della città e continuerà a essere così. Nostro compito, come istituzioni, è tenere viva la memoria. Non possiamo dimenticare che la responsabilità è il primo dei nostri compiti. Dobbiamo continuare a chiedere giustizia e verità”. “Ero presente alla sentenza per far vedere che Genova c’è e chiederà un alto risarcimento con cui verrà fatta manutenzione e messa in sicurezza della città”.

“Processo faticoso”

Francesco Cozzi, procuratore capo al tempo del crollo ha dichiarato “come cittadino più che ex magistrato do atto con soddisfazione che si è arrivati a sentenza dopo processo faticoso, combattuto, ma leale, e che ha riconosciuto la bontà dell’assurto accusatorio. Che nell’ultima fase professionale mi sia dovuto occupare di questo fatto mi ha segnato profondamente nella vita, per rapporto umano con le persone, i parenti delle vittime, senza protagonismo”.

Parole dure dal Comitato Vittime

A chiudere la figura centrale della vicenda Morandi: Egle Possetti, a capo del Comitato parenti vittime che ha avuto parole durissime contro responsabili e responsabilità, sottolineando le responsabilità dei manager peraltro ben pagati. “Presunzione di onnipotenza”, per alcuni di loro. E quindi una chiamata all’unione dei cittadini, “insieme siamo forti, mantenendo capo sollevato e non chino”. Per finire cita John Kennedy: “Quando il potere porta l’uomo verso l’arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe la sfera di interesse dell’uomo, la poesia gli ricorda la ricchezza e la diversità dell’esistenza. Quando il potere corrompe, la poesia rigenera”.

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