Diga di Molare, la tragedia della famiglia Disint. Spazzata via
Il ponte travolto dall'acqua in arrivo dall diga
Società
Edoardo Schettino   
13 Agosto 2026
ore
10:00 Logo Newsguard
Il ricordo

Diga di Molare, la tragedia della famiglia Disint. Spazzata via

Giovani vite strappate dalle acque in un giorno drammatico per tutta la provincia

OVADA – Poco prima che l’immane ondata di acqua e fango proveniente dalla diga di Molare invadesse il rione del Borgo provarono a cercare rifugio sulla sommità della Casa Castagnole. E’ il Corriere Mercantile del 14 agosto 1935 a restituire le proporzioni della tragedia vissuta dalla famiglia Disint, spazzata via con altre vite perse il giorno prima nell’area oltre Orba. La mamma Caterina Allard (36 anni), i figli Antonio Disint (2 anni), Giovanni (2 anni), Luigi (4 anni), Michelina (10 anni) saranno ricordati questa sera, giovedì 13 agosto, nel corso della cerimonia di inaugurazione del pannello che nel Borgo ricorderà le 45 vittime del giorno più nero vissuto da tutto l’Ovadese. Furono oltre 50 le vittime tra piazza Nervi, strada Rocca Grimalda, Regione Nascio. Tante giovani vite furono strappate alle loro attività. Tutta la città fece i conti con l’emergenza e le sue conseguenze per molti anni dopo i fatti.

“Ancora nel borgo d’Ovada – si legge nel ritaglio di giornale custodito nell’archivio dell’Accademia Urbense –  dove più grave appare la distruzione, tra i periti v’è l’intera famiglia Disint, tedesca, meno il padre. La madre e cinque bimbi erano saliti per salvarsi sul tetto della casa denominata Castagnole, ma le acque hanno fatto rovinare l’edificio ed i poveretti son finiti miseramente, sicchè alla sera il signor Disint, tornato dal lavoro, non ha più trovato né i suoi cari né la sua casa”.

Dolore e disperazione

La famiglia Disint viveva in piazza Nervi, al centro dell’area più colpita dalla tragedia causata dal crollo della diga di Molare. Giovanni Disint era nato due anni prima a Carling in Francia. “Vivamente – si legge in un telegramma inviato dal Podestà Perfumo al Prefetto di Alessandria – sarei grato se V. E. volesse consentire trasporto prescindendo solite formalità specie tributarie come avvenne per altre salme trascinate fuori Comune da piena”.

A salvarsi quel giorno furono il padre Giuseppe Disint, Pietro Allard e Barbara Mathis, padre e madre di Carolina. Portarono nel cuore il peso di quella tragedia per tutta la vita come successe a tanti ovadesi.

 

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