Diga di Molare: una targa celebrerà le vittime del Borgo
In occasione dell'anniversario
OVADA – Furono 45 le vittime della giornata che il Borgo non potrà mai dimenticare. E con esse furono registrati anche sei dispersi. Oggi il rione oltre l’Orba è pronto a celebrare le vite spazzate via il 13 agosto 1935 dalla furia di acqua e fango che dalla diga di Molare, crollata poco tempo prima, arrivò fino alla parte più bassa della valle dell’Orba. Una scia dolore e morte che tanti ovadesi hanno portato con loro nella parte più nascosta nei loro cuori e che solo dall’80° anniversario della tragedia in poi è riaffiorata dalle nebbie della storia. Si terrà il 13 agosto prossimo, dalle 19.30, la cerimonia organizzata da Comune di Ovada e Amici del Borgo per la posa di una targa con i nomi di tutte le vittime del rione di quell’immane disastro. Piazza Nervi, strada Rocca Grimalda, regione Nascio le tre aree più compite dall’ondata.
La cerimonia sarà preceduta, come nel 2025, dalla “Camminata per non dimenticare” organizzata da Roby Bruzzone. Il percorso partirà dalla stazione di Molare e raggiungerà il Borgo. Il percorso copre idealmente i punti della città più colpiti: la Rebba, le porzioni accanto all’Orba in prossimità della Veneta e il Borgo. Tante le storie di chi provò a evitare, o per lo meno mitigare, le conseguenze del disastro. Ma ancora di più le vicende di chi pagò un prezzo inaccettabile.
Simbolo doloroso
In totale furono 111 le vittime del crollo della diga di Molare. Molte riposano al cimitero di Ovada in un’ala dedicata. Non fu così fortunato Andrea Arzone, 37 anni all’epoca della tragedia, che perse la vita in regione Nascio. «Ciò che ferisce – ricordò una decina d’anni fa la figlia Alessandra superstite che aveva 9 anni il giorno dei fatti – è la consapevolezza che non si è trattato di fatalità, come da qualche parte si è tentato di affermare, ma di ingordigia di denaro, di grettezza d’animo unite a profonda insensibilità da parte di personaggi di spicco e influenti rimasti perciò impuniti, consapevoli del pericolo che non hanno esitato a calpestare con il disprezzo e la sete di guadagno i diritti di una popolazione operosa e inconsapevole».