Lerma non sarà più comune montano. Il sindaco: “Avanti con il ricorso”
Per la nuova classificazione
LERMA – Quella di ieri è sembrata una domenica come tante altre al bar di piazza Genova, cuore pulsante di Lerma. Il paese fa però concretamente i conti con la prospettiva di perdere lo status di comune montano. “Le rassicurazioni – spiega il sindaco Bruno Aloisio – non servono a nulla”. Lerma è uno dei 14 paesi della provincia di Alessandria che dal 22 luglio dovrà fare i conti con uno scenario nuovo determinato dalla nuova classificazione fortemente voluta dal ministro leghista Roberto Calderoli. “Io – prosegue Alloisio – amministro da vent’anni. La questione è molto semplice: quando usciranno bandi rivolti ai comuni montani Lerma non avrà più diritto a partecipare. E questo avrà conseguenze importanti”. Un esempio: la manutenzione delle strade. “Me lo avessero detto anni fa non avrei fatto il lavoro di tutela che abbiamo portato avanti. Ci sarebbe qualche capannone in più. Ma le condizioni delle casse del paese sarebbero diverse”.
Pragmatismo crudo, ma anche necessario per un borgo che negli anni ha dovuto fare i conti con molti problemi: il dissesto idrogeologico, la gestione imposta di 53 cani sequestrati in una cascina che ha rischiato di mandare in default il comune. Ecco perchè Lerma da subito ha aderito al ricorso con il quale i quattordici comuni del territorio alessandrino penalizzati hanno provato a far valere i loro diritti.
Problema pesante
La delusione di Lerma è quella di altri tredici piccoli comuni: Avolasca, Casasco, Costa Vescovato, Momperone, Monleale, Montegioco, Montemarzino, Pozzol Groppo, Carrosio, Stazzano, Vignole, Cartosio e Montechiaro. I criteri adottati sono da subito stati considerati troppo restrittivi. Lerma è paese che si sviluppa con un concentrico a metà strada tra le aree più “alte” della Lavagnina e la parte sottostante della Cirimilla vicina al Piota che ha determinato il nuovo status.
Aloisio critica anche le rassicurazioni trasmesse dall’assessore regionale Enrico Bussalino. “Le compensazioni economiche – chiarisce – ce le potranno anche dare per uno o due anni. Ma non sono il vero nocciolo della questione. In ballo c’è anche il futuro dell’Unione”. Con l’uscita già annunciata di Bosio e la perdita dello status di Lerma, la situazione si fa, se possibile, anche più precaria. E non ce n’era proprio bisogno.