A26, due incidenti in pochi giorni. Il tratto Ovada – Masone è un caso
Per le pesanti limitazioni ancora presenti
OVADA – Nel giugno delle temperature roventi rimangono molto alti i toni della discussione generata dalle condizioni della A26 nel suo ultimo tratto che dalla Provincia di Alessandria conduce allo svincolo per la A10. Due incidenti in pochi giorni hanno ripropsto il tema in modo drammatico. Domenica mattina prima di Ovada un centauro ha perso la vita mentre con la figlia si spostava in moto verso la riviera. Lunedì pomeriggio uno scontro frontale che all’altezza del paese di Campo Ligure ha coinvolto cinque veicoli ha provocato il blocco dell’autostrada, code lunghissime e costretto l’elisoccorso dei Vigili del fuoco di Genova a un intervento in condizioni precarie. Sotto i riflettori c’è sempre il tratto compreso tra i caselli di Ovada e Masone, un imbuto caratterizzato da due deviazioni che portano anche al cambio di carreggiata. Il provvedimento è in vigore per assicurare il rispetto dell’accordo intercorso tra Regione Liguria e Aspi che prevede di mettere sempre a disposizione almeno due corsie per ogni senso di marcia.
La formula, di per sè rassicurante, nasconde un’applicazione che implica pericoli quotidiani. “I cittadini della nostra Regione – ha attaccato Katia Piccardo, attuale consigliere regionale e ex sindaca di Rossiglione – avrebbero il diritto di spostarsi in autostrada senza disagi indicibili o, peggio, rischi molto alti”. Tutta la Valle Stura si sente ostaggio di una situazione fuori controllo. Ma anche il basso Piemonte prova un sentimento simile.
Situazione difficile
Chi ogni giorno si sposta con la A26 sa bene che dovrà sottoporsi a problemi e disagi. Le limitazioni iniziano prima del casello di Ovada e proprio al confine con la Liguria raggiungono la loro massima invasività. Ispezioni concordate e interventi su viadotti e gallerie vanno avanti da anni senza che si veda una luce in fondo a un tunnel lunghissimo. “Mi sono occupato da subito di questo problema – ha commentato di recente il sindaco di Ovada Gianfranco Comaschi in carica dal 2024 – Ma non posso non manifestare la mia delusione per la sostanziale indisponibilità al dialogo”.
La A26 va in crisi appena i volumi di traffico diventano più pesanti. L’annuncio della scorsa settima dello smantellamento pressochè totale dei cantieri previsto tra luglio e ottobre sembra un’oasi che appare a un viaggiatore nel deserto. La A26 tornerebbe alle tre corsie per la prima volta dal 2019. In mezzo ci sono ore di lavoro perso per aziende e professionisti e attese interminabili per tutti.
Per gli enti locali del territorio avere un’interlocuzione con Aspi si è rivelato quasi impossibile. “La Regione Liguria – ha fatto notare di recente l’assessore ligure ai Trasporti, Giacomo Giampedrone – non ha competenza diretta. Può solo trasmettere gli interessi e le esigenze dei suoi cittadini”. Anche esponenti al più alto livello del Ministero dei Trasporti di recente non sono andati oltre agli auspici. I sindaci si sentono lasciati soli in una battaglia impari. E del documento che la Provincia di Alessandria voleva produrre per denunciare lo stato delle principali vie di comunicazioni attorno al confine non c’è traccia.
“Siamo ancora una volta a pretendere – conclude Piccardo – una cabina di regia che deve essere esercitata da Regione Liguria e Regione Piemonte sui cantieri interminabili e sulle condizioni di sicurezza che devono essere garantite per permettere ai nostri Concittadini ed a chiunque si metta in viaggio di non rischiare la vita o di restare intrappolato per ore e ore. Il diritto alla circolazione è costituzionalmente garantito e non può diventare un optional aleatorio: le Regioni si adoperino per una concertazione con i gestori che tuteli studenti, laboratori, attività economiche e chiunque si metta in viaggio