A26, un ponte da incubo. E il rientro di domani fa già paura
Edoardo Schettino  
1 Giugno 2026
ore
06:51 Logo Newsguard
L'analisi

A26, un ponte da incubo. E il rientro di domani fa già paura

Code interminabili verso le riviere

OVADA – Era facile prevederlo, l’A26 si è trasformata in un girone dantesco. Le auto si sono incolonnate in direzione sud mentre i loro conducenti erano impegnati a raggiungere le riviere per il lungo ponte del 2 giugno. La situazione si è fatta oltremodo complicata nel tardo pomeriggio di venerdì 29 maggio, nelle mattinate di sabato 30 e domenica 31 maggio. Lunghi serpentoni di auto si sono incolonnate già prima del casello di Ovada. La situazione di massima gravità è stata raggiunta al confine tra Piemonte e Valle Stura con molti veicoli che hanno cercato una soluzione alternativa in una strada statale 456 del Turchino presto satura perchè costretta a sopportare volumi superiori ai massimi.

A causare la situazione il doppio scambio di carreggiata tra Ovada e Masone applicato da Aspi come soluzione per assicurare le due corsie di marcia per ogni direzione previste nell’accordo stipulato con Regione Liguria. La precarietà è la regola in A26. Il tratto tra Ovada e Masone ne è un simbolo triste e concreto.

Bilancio sconfortante

Dal 2025 si sprecano le rassicurazioni spese dai vertici di Aspi e della Regione Liguria sul possibile alleggerimento della pressione dei cantieri sull’A26. Di fatto poco è cambiato. Le code e i problemi che hanno contraddistinto il periodo tra il 2022 e il 2024 non si sono più viste. Ma raggiungere Genova negli orari di maggiore traffico rimane un’incognita per i tempi di percorrenza. La svolta positiva è arrivata con l’accordo che ha previsto la concessione di almeno due corsie per ogni senso di marcio. Al di là delle modalità con le quali l’accordo è stato rispettato, il traffico è diventato più scorrevole.

Tra Ovada e Masone le cose rimangono però complicate. Sono due le divaricazioni, una per senso di marcia. Le auto e i mezzi pesanti sono costretti a scegliere se rimanere sulla corsia di destra di norma adibita a chi è più lento o se utilizzare la carreggiata opposta in senso contrario. Molti hanno puntato il dito contro una soluzione che dal punto di vista della sicurezza non è ideale.

Lo scenario più ampio rimane però un’incognita per territori che hanno sempre guardato a Genova come al loro sbocco principale per esigenze di lavoro e studio. Nel settembre 2024 proprio a Ovada andò in scena un vertice, convocato dal sindaco Gianfranco Comaschi, per discutere con le parti in causa la questione. Di fatto poco è cambiato. I territori continuano a lamentare poco dialogo. «Manca- faceva notare qualche settimana fa lo stesso primo cittadino di Ovada – un cronoprogramma preciso. E nonostante le nostre richieste non è mai stato avviato un vero dialogo».

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