Ospedale di Ovada: monito di Padre Ugo, 118 e ambulanze
L’analisi in vista del ritorno della ambulanze in via Ruffini
OVADA – «La notizia dell’avvio della sperimentazione che riporta dopo quattordici anni le ambulanze del 118 nel nostro ospedale è molto positiva. Il prossimo passo è quello di lavorare per dotare la struttura del personale per fare in modo che il peso della novità non ricada tutto chi già ci lavora».
Padre Ugo Barani, da sempre in prima linea sui temi della sanità cittadina, torna a parlare dello scenario che si aperto dallo scorso 16 aprile. Impatto relativo finora per il protocollo introdotto da Asl che prevede il trasporto in via Ruffini di pazienti stabili e a basso indice di complessità. Il punto sui primi dieci giorni in un vertice tra responsabili sanitari e esponenti della vita amministrativa della città.
Nei prossimi mesi le cose dovranno essere valutate con maggiore attenzione. «Ringrazio l’assessore Federico Riboldi – prosegue Barani – per l’impegno che si è preso. Ma il mio pensiero va soprattutto alla disponibilità del persona che lavora in via Ruffini per servire la comunità».
Gli step previsti
Nella prima fase, dal lunedì al venerdì tra le 8 e le 18 potranno essere trasferiti «codici minori – chiarisce la delibera approvata da Asl Al – caratterizzati da stabilità clinica e assenza di criteri di alta complessità, con necessità di prestazioni gestibili con risorse di base compatibili con percorsi dedicati e diagnosi e trattamento in tempi contenuti».
L’indicazione dovrà comunque arrivare dai medici di famiglia che attiveranno l’eventuale procedura attraverso i loro canali. Il presidio per l’emergenza in Provincia di Alessandria ha recepito quando disposto. «Si dispone – si legge in una comunicazione ufficiale che ogni chiamata venga comunque gestita secondo le consuete procedure di valutazione e nel rispetto dei protocolli operativi in uso, provvedendo all’invio del mezzo più adeguato e idoneo, con priorità assoluta alla sicurezza del paziente, alla tutela della salute e alla valutazione di eventuali rischi evolutivi».
Periodo di transizione
Padre Ugo Barani è stato tra i protagonisti principali di una battaglia durata a lungo. Le ambulanze del 118 non venivano più dirottate a Ovada dal 2012, anno del declassamento della struttura con il trasferimento degli anestesisti reperibili. Nella complessa partita per valorizzare la struttura si inserisce anche l’atteso avvio del restyling del Pronto Soccorso spesso, indicato dallo stesso assessore regionale nel periodo estivo. «L’ospedale di Ovada – spiega Padre Ugo – ha spesso dato prova del suo valore e dell’importanza del ruolo che può ricoprire nella rete sanitaria della Provincia. Io stesso lo posso testimoniare. Ecco perchè dopo questo primo passo importante bisogna andare avanti». La stima che accompagna l’attivazione del protocollo stilato per il Pronto Soccorso parla di 2 mila casi all’anno. L’applicazione dei prossimi mesi diranno se la stima sarà rispettata o se dovrà essere nuovamente valutata.
Un altro nodo sta particolarmente a cuore a Padre Ugo: l’ospedale di comunità. L’esperimento per il secondo piano della struttura fu avviato nel 2019: integrazione tra personale dell’ospedale e medici di famiglia per la presa in carico di pazienti cronici a rischio di complicazione per controlli, esami e piccole procedure mediche. Quella stagione fu bruscamente interrotta con l’ingresso nell’emergenza da Covid-19. Era il 2020. «Quella realtà aveva testimoniato la sua utilità. Bisognerebbe individuare una strada per riavviarla a beneficio di tutta la comunità». Le direzioni Asl che si sono succedute dal 2020 in poi non hanno mai decretato la fine di quell’esperimento ma hanno condizionato il riavvio alla disponibilità del personale necessario. «Dare un nuovo valore a tutta la struttura – conclude Barani – potrebbe spingere giovani medici a volerci lavorare in una prima fase di formazione. Ad oggi è attrattiva solo per chi immagina un percorso nell’Oncologia. Ma non tutti prediligono quella strada».