Imerio Massignan, la storia dei ciclista sfortunato illumina Silvano
Società
Edoardo Schettino  
28 Aprile 2026
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08:53 Logo Newsguard
Lo spettacolo

Imerio Massignan, la storia dei ciclista sfortunato illumina Silvano

Per il primo appuntamento con "Mercoledì è sport"

SILVANO D’ORBA – Un filo conduttore tra Valmarana e Silvano d’Orba. Imerio Massignan ha iniziato la sua vita nel paese che come tutto il Veneto è passato rapidamente dalla Pellagra al Suv. Massignan con le sue dannate fatiche ha accompagnato la prima parte di questo percorso. A raccontare la sua vita ieri sera è stato Marco Ballestracci, protagonista e istrione de “Imerio Massignan – Spettacolo di infinite fatiche” con Nicola Brugnolo e Massimo Zemulin. Lo spettacolo ha aperto la rassegna “Mercoledì è sport” curata dall’Enoteca Regionale di Ovada. E il pubblico ha rivissuto l’epopea di un’atleta che con le sue imprese epiche e sfortunate ha attraversato gli anni 60 del Paese innamorato di chi sapeva soffrire.

Massignan diceva che chi voleva andare forte in bicicletta bisognava crescere con la fame. Non era difficile nel paese in cui è cresciuto prima di firmare con la Legnano. “Ho iniziato a fare lo spettacolo – ha spiegato Ballestracci – per poter diffondere meglio il libro. L’ho fatto sei volte con Imerio sul palco. È stata una grande emozione”. “Imerio – ha spiegato dal palco Giuseppe Coco, sindaco del paese – è stato un grande atleta. Ma le sue doti umane sono emerse ancora con maggiore nitidezza nella seconda fase della sua vita, quella vissuta nella nostra comunità”. Tra gli spettatori, a seguire lo spettacolo, anche il figlio di Imerio.

A riprendere la serata anche le telecamere di Rainwes24 per il reportage sul valore cicloturistico dell’Ovadese che sarà trasmesso dal canale in informazione nell’ambito della rubrica “Sulla strada”. 

Racconto toccante

Aveva 22 anni Imerio Massignan quando disputò il suo primo giro d’Italia, all’epoca la più importante competizione nel nostro Paese. Nel 1959 Massignan arrivò quinto. Ma il suo ruolo andò oltre mantenendo la corsa dura e determinando la vittoria di Charly Gaule su Jacques Anquetil. Strade terribili attorno a Courmayeur. Imerio Massignan a 5 chilometri dal traguardo buca e perde la tappa più importante. L’anno successivo nel percorso c’era una montagna leggendaria. Il Gavia. Fra Trento e Bormio. A 2671 nessuno era arrivato in bici. Niente di comparabile dalla Cuneo – Pinerolo del 1949. Il Gavia era sterrato come il greto del Piave.

Mura di neve altissime spalate la sera prima. Sono 17 chilometri di salita. Bormio è sempre più vicina. A quel punto la sua epopea epica e disperata entra nella sua fase più cruciale. Massignan è ripreso una prima volta dopo la foratura. Si alza sui pedali a 800 metri dall’arrivo. Ma fora di nuovo. La radio diffonde la cronaca. E racconterà di una sconfitta che lo fece piangere disperato.

Nel Tour del 1961 Massignan vinse finalmente la sua tappa. Qualche mese prima aveva perso al Giro di Lombardia come aveva perso la Mondiale in cui arriva 4o. Ma Imerio Massignan vinse sui Pirenei. Una tempesta ai piedi della salita, vento fortissimo. Gli avversari ci sono tutti. Massignan attacca ma il vento lo respinge. Secondo attacco e di nuovo. Terzo e di nuovo. Massignan disperato ci riprova. Il quarto è quello buono. Il vento lo grazia. A 400 metri dal traguardo è solo. Le tribune nel frattempo sono crollate. Non c’è nessuno ad attenderlo. “Non c’era nemmeno il traguardo”, ricordò per anni.

 

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