Mariano Peruzzo espone alla Bollina. “Restituisco vita a legno e ferro”
Sabato 25 aprile dalle 18
SERRAVALLE SCRIVIA – Torna a esporre le sue opere l’artista ovadese Mariano Peruzzo. L’occasione è la mostra collettiva “Metamorfosi della materia” presso i locali di Bollina Winery di Serravalle Scrivia. Appuntamento domani, sabato 25 aprile dalle 18. L’artista originario di Cassinelle, nella vita biologo marino, sarà protagonista con Ilaria Berenice, Paolo Moretti e Paolo Eisenhaim. Quattro modi diversi di percepire la materia e interpretarla. “Siamo tutti legati dal punto di vista artistico – spiega Peruzzo- dall’imprimere la trasformazione sulla materia ognuno con le proprie peculiarità, chi su rullino, tela o come nel mio caso in quanto scultore”.
La cifra stilistica di Peruzzo è intrinseca al sentire dell’artista che prende ispirazione dai film, dalla musica, dall’ambiente circostante e dalla passione di recuperare oggetti che altrimenti andrebbero persi. “Alla base della mia arte – prosegue – ci sono tutti materiali di riciclo che trovo nei miei giri in bicicletta, nello smantellamento di case o molto più semplicemente in discarica. Nel legno o nella ferraglia abbandonata intravedo un’opera”. L’artista spiega che le sue opere non sono immutabili. “Sono la conseguenza del fatto che noi stessi siamo in continuo cambiamento”.
Processo creativo
Curiosa la genesi e la progettazione delle sculture di Mariano Peruzzo. Spesso prendono forma tramite schizzo in un progetto pensato a tavolino. Ma altre volte arrivano dal materiale in se. “Capita spesso, che si accumulino , a volte rimangono li anche per molto tempo fino a quando un oggetto cattura la mia attenzione o la mia fantasia e sento che quello è il momento di trasformarlo in altro”. Per le sue opere a base di legno e ferro si avvale per le operazioni più complicate di un fabbro e di un falegname ai quali spiega la giusta curvatura e angolazione che vuole dare agli elementi.
Interessante anche il rapporto con la materia stessa nel piacere di lavorarla e nel rapporto con il senso del tatto “Anche quando ero all’università – conclude sentivo che lo studio su libro e poi l’esposizione erano processi mentali a cui dovevo nel mio tempo libero affiancare qualcosa che mi desse la concretezza del concetto. Per me il piacere di fare un’opera sta proprio nell’atto materiale e creativo. Le mani, il tatto, mi permettono di conoscere di concretizzare qualcosa che altrimenti rimarrebbe incompiuto o irrisolto”.