Benedicta, Silvia Salis lancia un appello per la democrazia
Diritto da difendere e non dare per scontato
BOSIO – “L’eredità della Benedicta ci ricorda quando è fragile la convivenza civile e quanto in realtà sia facile minarla nelle sue fondamenta”. La sindaca di Genova Silvia Salis ha pronunciato l’orazione ufficiale nell’ambito della cerimonia per l’82° anniversario della strage della Benedicta. Un appello a difendere i diritti che sempre più spessi vengono erosi e a dire no all’indifferenza. “Libertà giustizia e democrazia – ha ricordato la sindaca del capoluogo ligure, medaglia d’oro alla Resistenza – sono parole che oggi diamo per acquisite ma non lo sono mai. Ogni generazione ha il compito di difenderle“. Come ogni anno si è rinnovato il raduno che vuole ricordare uno degli eventi centrali della battaglia per la Liberazione sui monti a cavallo tra Piemonte e Liguria. Presenti le autorità politiche e civili. La strage della Benedicta, avvenuta tra il 6 aprile e l’11 aprile 1944 in cui a causa di un’esecuzione crudele e sommaria morirono 75 partigiani. Altri settantadue partigiani erano caduti nei precedenti scontri.
Un solo partigiano si salvò perchè ritenuto morto. Le perdite nazifasciste furono di 4 morti (3 tedeschi e 1 italiano) e 24 feriti (16 tedeschi e 8 italiani), 11 dei quali in gravi condizioni.
Manutenzione della memoria
Lo scorso anno i fatti della Benedicta furono ricordati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Da un contesto così drammatico – ha ricordato Salis – nacque una straordinaria esperienza di coraggio e solidarietà. La Resistenza non fu solo lotta armata ma anche aiuto, condivisione e speranza. Tra i rifugi della Benedicta si stava già costruendo un nuovo futuro fondato sul rispetto reciproco e la volontà di restituire dignità a un Paese che sembrava ferito a morte”.