Giornata della lettura: più libri pubblicati, meno lettori?
Tra sovrapproduzione editoriale e tempo frammentato, leggere oggi è meno scontato di quanto sembri
ALESSANDRIA – Oggi, martedì, è la Giornata mondiale per la promozione della lettura. Istituita nel 2009, si celebra ogni 24 marzo, con l’obiettivo di sensibilizzare e avvicinare ogni persona a un gesto che racchiude un valore formativo profondo, stratificato.
Ma adesso, proviamo a farci una domanda, proviamo a chiederci: qual è l’ultimo libro che ho letto recentemente?
Giornata della lettura. E voi leggete?
La risposta, nel migliore dei casi, può arrivare netta e veloce ma spesso ci vuole qualche secondo in più per fare mente locale e provare a rintracciare il titolo in questione.
Non preoccupatevi se è passato del tempo, se non lo ricordate o avete l’impressione di non leggere abbastanza: è una sensazione condivisa, che ha a che fare con i ritmi frenetici della nostra società e con un mercato editoriale sempre più affollato, che propone un numero di titoli spesso inversamente proporzionale alle reali possibilità di lettura di ognuno di noi, e nel quale non è sempre facile orientarsi.
Qualche dato
I dati più recenti lo confermano. Nel 2025 il 76% degli italiani ha letto almeno un libro, includendo anche e-book e audiolibri. Un dato che, però, va ridimensionato: una quota consistente di questi lettori si ferma a meno di quattro libri l’anno. Nel 2024, inoltre, circa un terzo dei lettori ha mantenuto un rapporto intermittente con la lettura, limitandosi a pochi titoli nell’arco dei dodici mesi. Segnali che raccontano non tanto una scomparsa della lettura, quanto una sua progressiva rarefazione.
A questo si aggiunge un altro elemento strutturale: il divario di genere. I dati dell’Osservatorio AIE 2025 sulla lettura confermano uno scarto di quasi dieci punti percentuali: tra le donne le lettrici raggiungono l’81%, mentre tra gli uomini i lettori si fermano al 72%. Una distanza che non riguarda solo la quantità, ma suggerisce modalità diverse di rapporto con la lettura e con il tempo che essa richiede.
Dentro questo quadro si apre un problema che non riguarda solo chi legge, ma chi i libri li produce. Negli ultimi anni i titoli pubblicati sono aumentati in modo significativo, seguendo un ritmo che non sembra più avere molto a che fare con il tempo reale della lettura.
I libri escono, si accumulano, si sovrappongono, restano visibili per poco, soprattutto in libreria. Ma più libri non significa più lettori, anzi.
Semplificando: un libro stampato in 5.000 copie che le vende tutte è un successo, ancora di più se arriva a 10.000 grazie alle ristampe.
Al contrario, un libro stampato in 50.000 copie che ne vende 20.000, pur con numeri più alti, è un fallimento, perché resta lontano dalle aspettative iniziali. È su questo equilibrio incerto, tra visibilità e rischio di invenduto, che si gioca fin dall’inizio la vita di un libro.
Tornare a un tempo lento
Nella Giornata della lettura vale allora la pena spostare il fuoco. Non tanto sull’invito a leggere di più, quanto sull’esperienza concreta del leggere.
Si può anche provare a fare un gesto semplice: entrare in una libreria, scegliere un libro senza chiedersi troppo se sia quello giusto, e portarselo via.
Ma soprattutto sottrarlo, per un po’, alla logica della sostituzione continua. Resistere alla tentazione di interrompere: forse è qui che questa giornata acquista senso. Non nel ricordare che i libri esistono, ma nel verificare se siamo ancora disposti a restare dentro ciò che leggiamo.
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