Cantina di Lerma: travaglio infinito. Ma c’è un’occasione
Rimane la possibilità di recuperare l'area
OVADA – Rappresenta un fardello sempre più difficile da gestire la Cantina di Montagna, il centro di vinificazione collocato a metà strada tra Lerma e Casaleggio che ha cessato la sua attività nel 2018. Dell’edificio e delle sue prospettive quanto mai incerte si è parlato qualche sera fa nell’incontro convocato dal gruppo di opposizione “Lerma nel cuore” presso il centro polifunzionale del paese. E dagli interventi che si sono susseguiti è emerso con grande chiarezza tutto il travaglio del momento attuale. Da una parte c’è l’Unione Montana, proprietaria dell’immobile, con casse sempre più desolatamente vuote, che vorrebbe alienare il bene per un po’ di sollievo economico e finanziario.
Dall’altra le legittime ma poco collegate con la realtà velleità di chi chiede che il centro torni ad essere un punto di riferimento per tutto il territorio. In tutto questo s’innesta l’unico soggetto interessato, Valerio Dabove della Tenuta dei Baldi, che s’è fatto nuovamente avanti dopo la fumata nera legata alla lunga trattativa per la gestione. Della Cantina si è parlato a lungo con una procedura che ha diviso parti politiche e esponenti locali del mondo del vino. Alla fine tutto si è ridotto in una bolla di sapone.
Travaglio infinito
La cantina di Lerma fallì a causa dei debiti contratti con i conferitori delle uve che dovevano essere i principali beneficiari dell’operazione. Il punto di non ritorno è stato raggiunto quando il curatore fallimentare nominato in seguito ha deciso di vendere le attrezzature per la vinificazione per ottenere parte delle risorse necessarie per coprire i debiti. Sull’operazione gli amministratori locali espressero sempre un parere negativo.
La situazione in cui si dibatte oggi la cantina è davvero complessa. Punta ai bandi rivolti alla diffusione dello spumante Alta Langa il soggetto interessato che ha chiarito le sue intenzioni l’altra sera. “La nostra cantina – ha spiegato Dabove – non ha più spazi. Posso farne una nuova o utilizzare un edificio che c’è già”. L’area avrebbe comunque bisogno di un restyling molto importante. La nuova proposta prevede una gestione annuale. A chiarire le condizioni dell’ente è stato il presidente Giuseppe Coco: “Non possiamo permetterci di spendere la cifra necessaria a tenere in piedi l’edificio. Per questo la cessione sarebbe una soluzione da percorrere”.
A chi rimane un rebus. Parere positivo alla proposta di Dabove è stato espresso da Gianni Repetto, attuale vice presidente dell’Ente Aree Protette dell’Appennino Piemontese e dai rappresentanti del gruppo consigliare “Lerma nel Cuore”. Non vogliamo che la Cantina di Montagna resti il simbolo dell’abbandono e delle occasioni perse – ha spiegato il referente Gloriano Alloisio – ma che torni a vivere già dalla prossima vendemmia, grazie a una scelta politica chiara e responsabile”.