Deragliamento di Gnocchetto: cerimonia per l’81° anniversario
La cerimonia in scena qualche anno fa per ricordare le vittime
Società
Edoardo Schettino  
25 Febbraio 2026
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La ricorrenza

Deragliamento di Gnocchetto: cerimonia per l’81° anniversario

Presso la chiesa di Sante Criste

OVADA – Si terrà sabato 28 febbraio, dalle 15.30, la cerimonia per l’81° anniversario del deragliamento ferroviario avvenuto il 27 febbraio 1945 a Gnocchetto in località Santo Criste nel territorio del comune di Belforte. Sarà deposta una corona davanti al monumento che ricorda le vittime di uno degli eventi più significativi del drammatico periodo che portò tutto l’Ovadese al di fuori del secondo conflitto mondiale. Gli eventi, sepolti per molti anni nella memoria, furono riportati alla luce da un articolo scritto da Renzo Bottero, per molti anni corrispondente per importanti testate giornalistiche, e sindaco della città negli anni ’80 per due mandati. Bottero, sulla rivista “Urbs” pubblicata dall’Accademia Urbense ripercorse la storia dell’errore che portò alla morte di 18 vittime.

L’attentato fu organizzato dai partigiani per colpire un treno tedesco che di notte pattugliava la linea per evitare sabotaggi. L’impresa si rivelò invece un tragico errore. Le vittime accertate furono, Domenico Camera 33 anni, manovale, Martino Daidone 36 anni, marittimo,  Alberto Ferrando 44 anni, esercente, Adolfo Lanzarotto 42 anni, pescivendolo,  Giuseppe Musumeci 23 anni, marittimo,  Antonino Marino, 42 anni, Andrea Scurfoglizzo 38 anni, Aristide Monzeglio 50 anni, Giuseppe Cabella 39 anni, operaio,  Giuseppe Cavallero 40 anni, elettricista,  Virginia Lolli 32 anni, Bruno Cevasco 30 anni, contadino,  Domenico Guarnaschelli 61 anni, conduttore ferrovie,  Giuseppe Romano 52 anni, manovale, Demetrio Massimo 36 anni, falegname. Sono noti anche i nomi di altre tre persone che si ritengono decedute in seguito al deragliamento: Vittorio Sgarlata, Armando Landi, Secondo Barboro.

Ricostruzione storica

In conseguenza degli eventi Gnocchetto visse momenti terribili e il rischio di essere distrutta. Quel giorno verso le 19 giunse in località Santo Criste il treno accelerato per Torino carico di pendolari che raggiungevano le famiglie sfollate in Piemonte. L’accelerato era stato deviato sull’Acqui Genova in considerazione del forte ritardo e per un cambio del percorso imposto dagli eventi bellici. Quando il treno giunse nel punto in cui erano stati allentati alcuni bulloni dei giunti delle rotaie, la motrice si staccò dalle vetture, la prima vettura ed il bagagliaio si rovesciarono in un ritano e le altre vetture si inclinarono su un fianco.

Il deragliamento ebbe luogo sul ponte che collega la galleria della Rocca con la galleria del Ciso, nella valle del Rio Ceci sul confine con la Liguria. Intervennero i militi della Croce Rossa di Genova ed una parte dei feriti vennero trasportati all’ospedale di Ovada ed al San Martino di Genova. Le opere di soccorso furono ardue; giunsero medici, vigili del fuoco, furono usate fiamme ossidriche per liberare gli imprigionati tra le lamiere. Uno spettacolo terrificante, tra pianti, lamenti, urla. I tedeschi fecero distribuire un manifestino dal quale risultavano 26 morti e 40 feriti. All’alba erano pronti a bruciare tutto l’abitato di Gnocchetto se tra le vittime si fosse trovato un solo tedesco. Ciò non accadde e la frazione fu salva.

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