Comuni Montani, Molinari e Bussalino promettono aiuti agli eslcusi
A Belforte
BELFORTE MONFERRATO – Un intervento per la Regione Piemonte decisa a sostenere quei comuni che anche nella Provincia di Alessandria, per effetto della nuova classificazione varata la settimana scorsa, hanno perso i fondi appannaggio delle aree montane. A chiarire i contenuti dell’intervento sono stati nella giornata di ieri l’onorevole Riccardo Molinari e l’assessore regionale Enrico Bussalino che hanno incontrato a Belforte, piccolo comune dell’Ovadese inserito nell’Unione Montana dal Tobbio al Colma, una rappresentanza dei sindaci del territorio. “Dei 200 milioni di contributi statali – hanno chiarito Molinari e Bussalino – il 55% spetterà ai comuni montani come ridefinito dalla nuova normativa, mentre il restante 45% sarà attribuito alle regioni che potranno perequare il contributo rimodulandolo sul territorio secondo la precedente classificazione che conteneva comuni oggi esclusi”.
Ad un’attenta lettura delle carte, una volta diffuse nella loro versione definitiva, anche in Provincia di Alessandria era saltata all’occhio la mancanza dall’elenco di diversi comuni già parte di aggregazioni superiori. La nuova classificazione era stata varata dopo una battaglia molto aspra portata avanti da Uncem e da tanti enti che avrebbero perso fondi decisivi per fornire ai loro cittadini servizi primari. Nell’Ovadese e nell’Acquese, in particolare, le preoccupazioni erano state significative.
Risorsa fondamentale
Il comuni montani sono una parte importante del territorio in tutta la Regione. Non fa eccezione la Provincia di Alessandria. “Con questa opportunità – hanno proseguito Molinari e Bussalino – si riuscirebbe a mantenere inalterato e forse migliorare il flusso delle risorse per mantenere i servizi. Si sono poi avanzate altre possibili migliorie, al momento ancora in discussione, che saranno tema di un successivo incontro aperto a tutti i soggetti (consiglieri della nostra e rappresentanti delle altre Unioni vicine) quando saranno definiti con maggiore precisione”.
I timori più grandi riguardavano aspetti fondamentali della vita delle aree interne. In primo piano la sopravvivenza dei plessi scolastici già messi a rischio dai numeri richiesti dalla normativa vigente sulla quale poi si applicano le deroghe previste per i territori svantaggiati.