Rocca Grimalda, il territorio si mobilita contro l’agrivoltaico
In vista della conferenza dei servizi
ROCCA GRIMALDA – «Mancanza dei requisiti per la produzione combinata di energia e prodotti agricoli». Sarà questa la linea sviluppata da Comune di Rocca Grimalda e associazioni di tutela del territorio nel corso della nuova conferenza dei servizi prevista il prossimo 18 febbraio nel quadro della procedura autorizzativa necessaria per il campo agrivoltaico che potrebbe nascere a cascina “La Zerba”, nella frazione di San Giacomo. Le integrazioni, dopo il parere negativo già espresso nella prima seduta a fine dicembre, sono state depositate qualche giorno fa entro la scadenza indicata dalla Provincia di Alessandria. Il territorio si è mosso unito con l’intento di concretizzare quanto già espresso la scorsa estate nel corso dell’assemblea in cui i cittadini del paese si confrontarono con Ren 160, la società con base a Genova ma con solidi legami, attraverso una finanziaria di riferimento, con la regione Valle d’Aosta.
«Non siamo certo contrari alle energie rinnovabili – chiarisce Tiziana Macciò, presidente del comitato “Rispettiamo il territorio” – Ma è necessario valutare con attenzione dove nascono queste aree e le conseguenze che possono avere sugli ambienti circostanti. Devo dire che abbiamo anche registrato un bell’esempio di partecipazione civile da parte di tanti cittadini».
Punto di partenza
In primo piano la notevole biodiversità che l’area di Rocca Grimalda ha sempre evidenziato. Non solo una forte vocazione alla viticoltura ma i tratti tipici del paesaggio ovadese tra boschi e aree rurali che sarebbero danneggiata dalla presenza di quanto proposto da Ren 160. Sullo sfondo rimane la questione più squisitamente politica, sottolineata qualche mese fa nel corso di un incontro andato in scena alla Soms di Ovada dall’onorevole Federico Fornaro: la presenza della regione Valle d’Aosta, interessata a individuare fuori dei suoi confini aree per la produzione di energia rappresenta pur sempre un conflitto di difficile gestione. «Il nostro territorio – ribadisce Macciò – sta tenacemente portando avanti un modello di sviluppo che intende integrare la vocazione agricola di qualità, i preziosi vitigni Doc e Docg con un turismo, anche residenziale, attento e responsabile nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità.
In questa situazione non priva di difficoltà un evento come la realizzazione di un impianto agrivoltaico oggettivamente risulta un ulteriore ostacolo a questo stato di cose che non può che creare gravi ripercussioni». Elementi oggettivi che nemmeno il confronto sulle eventuali compensazioni a carico del territorio delle quali si dovrà pur discutere contribuisce a spazzare via. Filtra, nel frattempo, la convinzione che le integrazioni depositate, su richiesta della prima conferenza, dai proponenti altro non facciano che ribadire senza ampliare i concetti già espressi. Un argomento che chi tutela il territorio spera di poter utilizzare a suo vantaggio. Per contro, la legislazione mette i proponenti di progetti di questo tipo in una condizione particolarmente favorevole per raggiungere gli obiettivi prefissati.