Ovada e Ovadese, «una comunità impegnata sul fronte della salute»
Presentata da Fondazione Cigno
OVADA – Una comunità coesa che in un momento di grande criticità come l’emergenza generata dal Covid – 19 ha trovato al suo interno risposte che hanno costituito l’embrione di un progetto da sviluppare in seguito. L’obiettivo comune: la salute sul territorio. A scattare questa fotografia è la ricerca, condotta sull’Ovadese nella scorsa primavera dall’Università di Urbino. Interviste dirette ai principali attori del mondo sanitario, amministrativo e del sociale attivi sul territorio. I risultati sono stati presentati nell’ambito del convegno “Qualità della vita, qualità della cura” organizzato da Fondazione Cigno. Quest’ultima porta avanti da tempo una visione in cui il concetto di salute non è limitato all’assenza di malattia ma riguarda un benessere più allargato alla qualità della vita e alla prevenzione.
«Attorno al Centro Assistenza Servizi della Rete Oncologica – ha spiegato la professoressa Benedetta Polini che ha curato la ricerca – sono nati diversi progetti hanno potuto crescere nel tempo con il coinvolgimento di tante realtà economiche, turistiche, religiose, sociali, sportive in una rete di sostegno, solida e operativa». Uno schema ha provato a riassumere anche visivamente, sintetizzando dalle risposte e dai confronti nati dalle interviste i principali protagonisti del tessuto economico e sociale del territorio. In primo piano sono risultati le amministrazioni, la scuola, gli operatori economici, le componenti del panorama sociale. In un contesto in cui sembrano venire meno le garanzie, date per molto tempo per constate e fornite dal Welfare costruito nel secolo scorso, il modello ovadese sembra essere la risposta più adeguata ai problemi affrontati quotidianamente.
Rete di prossimità
Il contributo essenziale alla comunità è stato quello del volontariato portato avanti da Fondazione Cigno e associazione Vela. Molti degli intervistati chiamati in causa hanno richiamato il ruolo fondamentale ricoperta dai medici di famiglia. «Il medico di famiglia – ha chiarito il dottore Giovanni Pessano, referente sul territorio del sindaco principale, la Fimmg – è la prima sentinella nell’intercettazione anche dei bisogni socio assistenziali di una persona perché ha modo di verificare dove e come vive e il suo contesto globale di vita».
Cinque sono gli elementi di forza evidenziati dal territorio: la presenza di un ” ecosistema di prossimità”, una consolidata infrastruttura sociale, un radicamento territoriale, la cura come pratica diffusa e condivisa e infine una comunità di pratica, un sistema interconnesso che si occupa, da diversi punti di vista e intervento, della salute pubblica dei cittadini. All’occhio dei ricercatori, l’Ovadese è apparso come un territorio in controtendenza con con il panorama nazionale e internazionale: un momento i cui prevaleva l’isolamento sociale, il territorio si è unito per condividere modelli di cura.