Fassushi, la catena ovadese si amplia e sbarca a Milano
Dopo i ristoranti di via Torino e di Como
OVADA – «Milano è sempre stato un sogno. Ed ora che si è quasi realizzato le sensazioni sono molte: orgoglio, speranza, un po’ di timore». Vittorio Basso parla dal cuore del centro lombardo. Il binomio culinario con Emanuela Gaia ha portato alla nascita del “Fassushi”, la carne cruda di fassona servita in una versione innovativa che strizza l’occhio all’oriente. Milano era nei pensieri della coppia già molti anni fa quando la parabola è iniziata da Silvano d’Orba. L’idea nata e sviluppata nel 2020 durante il lockdown per diventare prodotto da asporto a casa ha avuto successo. Si è sviluppata in questi anni una catena di ristoranti. Ovada, nella sede dell’Enoteca Regionale, il primo passo dopo l’esperimento di Silvano d’Orba. Lo step successivo è arrivato a Como. Ora la sfida è partita anche a Milano, in via Bonnet, angolo suggestivo a breve distanza da corso Como e dal centro dei servizi milanese.
Anche la collocazione è stata studiata a lungo, tra valutazione e sopralluoghi, per non lasciare nulla al caso. «Ci piace pensare – prosegue Basso – che con questa avventura possiamo continuare ad essere anche i testimonial del nostro angolo del Piemonte. Volevamo però unire due mondi: la nostra regione e l’oriente. L’accoglienza che la nostra idea ha avuto ogni volta che l’abbiamo proposta ci ha dato la spinta decisiva». All’ingresso ti avvolge il calore trasmesso dall’importante esposizione dei vini sugli scaffali. Un angolo riservato è in vista occupa anche le bottiglie delle aziende che producono Dolcetto.
Intuizione brillante
Il nuovo ristorante di Milano ha aperto ieri sera, lunedì 8 settembre. Fassona cruda, girello cotto a bassa temperatura sono la base che strizza l’occhio alla tradizione che affonda le sue radici anche nell’Ovadese. Tra le proposte non mancheranno «Oro nero», il maki-icona di Fassushi che unisce la carne fassona con raffinatissime perle di tartufo, «il Roll è tonnato» dedicato al vitel tonnèe piemontese e il «fassoncino al bagnetto verde». Piatti e menù declinati in vari percorsi di degustazione e abbinati a vini e cocktail.
La selezione dei vini proposti è rigorosamente piemontese: Barolo, Barbaresco, Arneis, Moscato d’Asti. L’esposizione ricorda in qualche modo la bacheca realizzata nella sede dell’Enoteca Regionale per celebrare il vino della Regione.
Tra gli ideali apripista di quest’avventura c’è anche Paolo Massobrio, giornalista ed esperto di cibo e vini che nel corso di una sua recente visita nella sede di Ovada ha magnificato la proposta. «La nostra ricerca – concludono Basso e Gaia – ci spinge ad avere la maggior identità locale possibile. Anche questo è il segreto del viaggio di questi anni».