Gorzente e Piota, un anno di controlli per verificare il danno ambientale
La procedura avviata dal Ministero dell'Ambiente
OVADA – Richiederà almeno un anno di monitoraggio e osservazione la procedura avviata dal Ministero dell’Ambiente attraverso Arpa e Ispra per determinare se lo sversamento dei fanghi che hanno invaso il Gorzente e il Piota lo scorso anno abbiano generato un danno ambientale attorno alla Lavagnina. Il dettaglio è emerso nel corso dell’incontro tra Provincia di Alessandria, Comitato per la difesa dei due torrenti, Legambiente dell’Ovadese e della Vallemme e associazione “Amici del Piota” che si è svolto qualche giorno fa. «Il rapporto con gli enti preposti – spiegano le associazioni partecipanti – è forse tra le più positive notizie fra quelle emerse in queste settimane. Le nostre iniziative hanno imposto un livello di attenzione sul tema che altrimenti non ci sarebbe stato».
Il labirinto di competenze e attribuzioni incrociate ha di fatto contribuito a complicare una situazione già di per se particolarmente delicata. Il ruolo della Provincia, come evidenziato dal neo presidente Luigi Benzi, si è limitato solo al rilascio dell’autorizzazione alla messa in secco del bacino con recupero della fauna ittica data preliminarmente all’inizio. Ma come noto Iren non ha seguito le prescrizioni in termini di tempi e modalità dell’intervento sull’invaso principale della Lavagnina.
Prossime mosse
Gorzente e Piota sono visibilmente in uno stato migliore rispetto a quanto apparisse qualche mese fa. A contribuire alla pulizia sono state le piogge abbondanti dei mesi autunnali. Il mese di gennaio si è invece rivelato piuttosto secco. «Bisogna lasciare alla natura il tempo per fare il suo lavoro – ha chiarito qualche giorno fa Enzo Travaglia, presidente del Comitato per la difesa di Piota e Gorzente – Da valutare anche come si porterebbe avanti il ripristino meccanico di cui si è parlato perchè sarebbe necessariamente molto impattante per l’area in cui andrebbe in scena».
La Provincia avrebbe avuto anche il compito di emanare il provvedimento di ripristino entro il termine perentorio di sessanta giorni dal ricevimento del verbale di accertamento della violazione da parte dei Carabinieri Forestali. Ciò non è avvenuto in mancanza di una sospensione dei lavori con ordinanza a carico della Regione o del Comune di Casaleggio Boiro.
Il Comitato ha poi chiarito quali saranno le prossime iniziative da intraprendere: Invio della richiesta di incontro all’Assessore Regionale Ambiente, Energia, Innovazione, Ricerca, e alla V Commissione (Tutela dell’ambiente e impatto ambientale, ecc.) della Regione Piemonte, invio della richiesta all’Ente Aree Protette Appennino Piemontese perché si faccia carico in tempi stretti di avere da IREN risposte sui tempi di ripresa dei lavori che a nostro avviso viste le scarse precipitazioni potevano essere già ripresi in questo mese, invio di una richiesta all’Ente Aree Protette Appennino Piemontese affinché preveda la possibilità di coinvolgere anche il comitato e le associazioni nelle operazioni di controllo dei lavori.