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Cremolino: i migranti coltivano zafferano e lavanda
La prospettiva di integrazione dei richiedenti asilo gestiti da "Idee solidali" passa dall'ipertecnologica azienda agricola "La Rienca"
La prospettiva di integrazione dei richiedenti asilo gestiti da "Idee solidali" passa dall'ipertecnologica azienda agricola "La Rienca"
CREMOLINO – Prima gli ortaggi e i «piccoli frutti», ora anche lo zafferano e la canapa. Cresce l’attività della cooperativa sociale di tipo agricolo «Semi di solidarietà», fondata a Cremolino nel luglio 2017 dalla Idee solidali (che si occupa di accoglienza dei migranti nelle zone di Ovada, Tortona e Alessandria, con un centinaio di ospiti), in collaborazione con l’azienda agricola Casa Wallace. Dopo i primi 6 ettari presi in affitto e coltivati in via Caramagna, alle porte del paese, l’attività si è estesa alla serra super tecnologica dell’azienda agricola La Rienca, che ha puntato sulla coltivazione aeroponica – ossia senza terra, con i bulbi fatti crescere in piccoli incavi in pvc, annaffiati con acqua vaporizzata ricca di sostanze nutritive – dello zafferano. Un progetto voluto dall’imprenditore Alessandro Piana, scomparso per malore proprio un anno fa, che saranno i migranti di “Semi di solidarietà” a portare avanti. “Vogliamo arrivare alla massima produzione, che per la capacità della serra si aggira sui 750 grammi di zafferano – spiega Luigi Rigamonti, presidente della cooperativa -. Ma abbiamo voluto andare oltre: a maggio, abbiamo piantato, in questo caso in modalità idroponica, 1.200 piante di canapa che ci hanno fruttato 50 chili di prodotto. Li abbiamo venduti a un’azienda di settore che li ha trasformati in farina, biscotti, grissini, olio. L’obiettivo, però, è quello di raddoppiare i cicli di raccolta e di riuscire, nel breve, a portare sul mercato prodotti con il nostro marchio». A giudicare dalla velocità con cui si marcia, non bisognerà aspettare troppo. Assan, Frank, Abdul sono alcuni dei nomi dei richiedenti asilo – età media 30 anni, sono di Bangladesh, Camerun, Somalia – che hanno trovato un posto nell’azienda. Vivono in paese, lavorano a turno, con un regolare contratto a chiamata, guadagnano un piccolo stipendio che permette loro di aiutare le famiglie all’estero. Per Rigamonti, si tratta di un modello di integrazione virtuoso che un po’ richiama quello di Riace. Dove il lavoro della terra produce frutti importanti. E raccolti succosi: 3 tonnellate di lamponi, tra le altre cose, chili e chili di ortaggi venduti nei mercati della zona, fragole e ancora olio essenziale e idrolato di lavanda, oltre a marmellate, creme da gustare e frutta e verdura essiccata che i ragazzi producono nel nuovo laboratorio realizzato nella serra della Rienca. Nel 2019 arriveranno pure i mirtilli e le bacche di Goji.