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Ospedale: l’Ovadese ripropone le sue richieste
In un vertice tra la rappresentanza dei sindaci e il vertice dell'Asl rimessa sul piatto la proposta del reparto a gestione mista con la compartecipazione dei medici di famiglia
In un vertice tra la rappresentanza dei sindaci e il vertice dell'Asl rimessa sul piatto la proposta del reparto a gestione mista con la compartecipazione dei medici di famiglia
OVADA – “Una timida apertura”. L’ha definito così, con prudenza, il sindaco di Ovada Paolo Lantero, l’atteggiamento dei vertici Asl alla fine dell’ultimo vertice che si è tenuto la settimana scorsa. Da portavoce dell’Ovadese, accompagnato dal collega di Tagliolo Giorgio Marenco, Lantero ha rimesso sul piatto l’idea di potenziamento complessivo dell’ospedale di via Ruffini, già descritta nell’ambito di un precedente incontro andato in scena alla fine di luglio. Le richieste ovadadesi sono note da tempo: dieci nuovi posti letto da destinare principalmente ai malati cronici, sotto la gestione dei medici di base e con l’assunzione di nuovi infermieri di famiglia. “La nostra idea è di provare a fare di questo nuovo reparto un esperimento, che possa poi essere preso a esempio – ha spiegato Lantero in più occasioni -. Qualcosa che va oltre i Cavs e la normale lungodegenza, che faccia capo ai medici e agli infermieri di famiglia e risponda alle esigenze del territorio”. I vertici Asl, capeggiati dal direttore generale Antonio Brambilla che ha sostituito qualche mese fa Gilberto Gentili, hanno ascoltato e preso appunti. “Ci rivedremo – precisa ora il sindaco di Ovada in attesa di discuterne con gli altri sindaci del territorio – a breve e valuteremo in che misura è possibile portare avanti questi discorsi”. Si vedrà cosa potrà portare quest’ulteriore tentativo che prevede anche una richiesta di più anestesisti, per far ripartire la day surgery che ha subito un nuovo stop. Il tentativo è sempre quello di dare corpo al rilancio della struttura dopo che quanto messo nero su bianco dalla Regione qualche hanno fa con la delibera 1-600 che istituiva il “Pronto Soccorso d’Area disagiata” è stata di fatto mitigato dalla successiva azione dei tecnici. Dal Servizio 118 è arrivato un sostanziale no all’ipotesi di trasferimento a Ovada dei casi meno gravi anche in presenza di un medico di famiglia che se ne prenda la responsabilità. La richiesta era partita proprio dal gruppo dei medici della mutua operanti sul territorio che aveva controfirmato un’apposita lettera sul tema. “In più occasioni – conclude Lantero – l’Ovadese ha dimostrato di non fare solo richieste ma di portare proposte che possano essere un contributo costruttivo per risolvere i problemi”.