A Bretti: in scena la malattia mentale
Due serate allo Splendor, mercoledì 30 e giovedì 31 maggio, con lo spettacolo "Stravaganza" scritto da Dacia Maraini. La regista Roselli: "Il gruppo si è messo a disposizione con grande fiducia"
Due serate allo Splendor, mercoledì 30 e giovedì 31 maggio, con lo spettacolo "Stravaganza" scritto da Dacia Maraini. La regista Roselli: "Il gruppo si è messo a disposizione con grande fiducia"
OVADA – Pochi giorni al debutto della compagnia Abretti nella commedia “Stravaganza” di Dacia Maraini ambientata in un manicomio alla fine degli anni ’70, quando veniva discussa la legge Basaglia che tentava di restituire dignità al malato psichiatrico. Si va in scena allo Splendor mercoledì 30 e giovedì 31 maggio, dalle 21.00. Commedia difficile ma Jessica Roselli, regista, è orgogliosa di aver portato a termine questa fatica: “Nonostante i dubbi, sono grata al gruppo che si è messo a mia disposizione dimostrandomi fiducia. Mentre lo spettacolo prendeva forma tutti si sono appassionati al loro personaggio donandogli qualcosa di personale. Recitare richiede una riflessione interiore ed è stato necessario cogliere espressioni e comportamenti che, normalmente, vengono repressi e controllati: ognuno con i suoi tempi, è riuscito nell’intento”. “ E’ un tema serio, con personaggi che disturbano – concorda Emilia Nervi che, nella commedia interpreta Elvira – Il rischio è quello di sdrammatizzare troppo e finire così nei soliti clichè senza riuscire a trasmettere ciò che si vuole fare arrivare al pubblico: tutto si può leggere anche in una chiave più leggera, portando ad una riflessione profonda ma serena”.
La domanda, ad un certo punto , è “ma chi è normale?”, ed è davvero sottilissimo, come precisa Annamaria Gaggero, direttrice di scena, il filo che unisce o divide la normalità dalla “stravaganza”.Testimonianza importante quella di Guido Ravera che, proprio negli anni in cui si svolge la vicenda, era stato contattato, con la compagnia teatrale di cui faceva parte, dal manicomio di Pratozanino, in Liguria, per condurre incontri di “drammaterapia” ai malati, “Un individuo sano – racconta Guido- sa come entrare ed uscire dal personaggio che gli è stato assegnato, l’individuo malato, invece, potrebbe non riuscire più ad uscirne se non accompagnato fuori dal ruolo in maniera adeguata. Si trattava, tuttavia, di un tentativo falso: i reparti tosti, quelli che ne avrebbero avuto davvero bisogno, erano chiusi a tali innovazioni e noi potevamo lavorare prevalentemente con gli apatici. Da questa esperienza ho comunque tratto moltissimi degli atteggiamenti che ho riproposto in Alcide, il mio personaggio”. Entusiasta del suo personaggio anche Barbara Vignolo che afferma decisa “A fare la ‘matta’ io mi sono sentita meravigliosamente bene, Ada è il ruolo che finora ho amato di più”.