Romanzo di archeologia: un libro per il Campiello
Il libro pubblicato dal professor Enrico Giannichedda, un giallo che ha come base i suoi studi e le sue ricerche, è stato candidato alla 56° edizione del premio letterario
Il libro pubblicato dal professor Enrico Giannichedda, un giallo che ha come base i suoi studi e le sue ricerche, è stato candidato alla 56° edizione del premio letterario
OVADA – Enrico Giannichedda ovadese di adozione e archeologo indipendente, noto nel mondo accademico italiano e non solo, si presenta al 2018 all’insegna del giallo. Il suo “Quasi Giallo. Romanzo di archeologia” [Le vie maestre 5, Edipuglia 2018] è stato infatti selezionato tra i romanzi che concorreranno alla 56° edizione del Premio Campiello. Il volume, dato alle stampe nel mese di febbraio, è disponibile a richiesta nelle librerie, sul sito dell’editore e anche sulle principali piattaforme online. Dunque non un saggio tecnico sull’archeologia, la sua “scienza”, ma una prova di narrativa. Abbiamo chiesto all’autore che cosa lo abbia spinto a mettersi alla prova in un contesto che esula dalla sua “normale” attività, quella di archeologo sul campo e di scrittore di relazioni di scavo o di manuali di metodologia adottati nei principali corsi di laurea di indirizzo Archeologico e dei Beni culturali. La risposta è stata articolata, ma muove dal fatto che l’archeologia, così accattivante, resa anche misteriosa da diversi approcci televisivi e di divulgazione, in realtà è una scienza poco conosciuta.
“Mi sono chiesto – afferma Enrico Giannichedda – se un tecnico, un archeologo, potesse raccontare l’archeologia attraverso alcuni suoi protagonisti, uomini e donne che lottano per emergere in un mondo dove la cultura e la ricerca non pagano, in contesti dove sono loro stessi, non solo accademici, ma persone portatrice di storie da “scavare”. Il testo, quindi, già potete immaginarlo, ha diverse chiavi di lettura. Sicuramente la più immediata tra le suggestioni e quella che muove dal paragone archeologo-investigatore: l’interpretazione degli indizi, la ricerca dei moventi, la ricostruzione di vite e di contesti che non esistono più spinge lo studioso così come il detective ad essere un acuto osservatore che non da nulla per scontato”. Partendo da questa analogia, Enrico Giannichedda ha creato nelle sue pagine, in realtà, non un giallo classico, semmai una “indagine” all’interno di storie ora del passato ora del presente, dove emergono bassezze e vicende mai chiarite. La narrazione si snoda tra “perle” di saggistica archeologica e dietro le quinte che coinvolgono la vita privata di docenti e ricercatori di un dipartimento universitario.