Ospedale: dai medici la richiesta per il 118
Si chiama Codice Verde compassionevole il documento sottoscritto dai sedici medici di famiglia attivi sul territorio dellOvadese. Una proposta - nata qualche tempo fa e cesellata nei dettagli nel corso di una serie di incontri svoltisi tra i medici e i sindaci del territorio - che fa seguito alla lettera, inviata ai vertici di Asl e servizio 118
Si chiama Codice Verde compassionevole il documento sottoscritto dai sedici medici di famiglia attivi sul territorio dellOvadese. Una proposta - nata qualche tempo fa e cesellata nei dettagli nel corso di una serie di incontri svoltisi tra i medici e i sindaci del territorio - che fa seguito alla lettera, inviata ai vertici di Asl e servizio 118

Una proposta nata qualche tempo fa e cesellata nei dettagli nel corso di una serie di incontri svoltisi tra i medici e i sindaci dell’Ovadese. Fa seguito alla lettera, inviata qualche mese fa ai vertici di Asl e servizio 118 per sgravare dal carico di lavoro gli altri presidi della rete provinciale, in particolare il San Giacomo di Novi Ligure destinatario dall’inizio dell’anno, come testimoniato anche dai dati della Croce Verde, di un numero sempre più alto di trasferimenti. “E’ la riprova – il commento del sindaco Paolo Lantero – di un territorio che lavora e che sa prendersi le sue responsabilità”. Sulla base di quanto messo nero su bianco dai medici di famiglia sarà chiesto un nuovo incontro con i vertici del 118 con l’obiettivo di ridiscutere partendo proprio dai dettagli della proposta. Una questione che si trascina da tempo quella dell’interpretazione della delibera con la quale la Regione Piemonte ha individuato l’ospedale di Ovada come sede di Pronto Soccorso di area disagiata. “Parliamo spesso di rete – ha spesso ripetuto lo stesso Lantero – vogliamo solo che sia biunivoca, ossia che anche dalle altre zone si possa far riferimento al nostro ospedale”. Nella stessa comunicazione i sindaci avevano poi candidato il nosocomio a una nuova sperimentazione: affiancare per sei mesi a due medici di base un infermiere di famiglia e poi stimare il tasso dei ricoveri. Un’idea della quale si è discusso anche di recente e che sembra aver ottenuto il consenso del nuovo direttore del distretto, Claudio Sasso. Obiettivo primario è sfruttare a pieno gli spazi all’interno di un ospedale che a breve dovrà anche fare i conti con lo spostamento dei servizi oggi dislocati al Sant’Antonio del quale i dettagli ad oggi non si conoscono.