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Trisobbio: ricordi e aneddoti di novant’anni
Domingo Bonfiglio ha scritto una guida, poco istituzionale e basata sulle emozioni e i legami della vita di paese. "Due anni di ricerche, il libro lo aggiorno ancora adesso"
Domingo Bonfiglio ha scritto una guida, poco istituzionale e basata sulle emozioni e i legami della vita di paese. "Due anni di ricerche, il libro lo aggiorno ancora adesso"
TRISOBBIO – “Tu sai tante cose, le devi assolutamente scrivere”. Ad un certo punto l’invito dei compaesani s’è fatto pressante. E così Domingo Bonfiglio si è messo al lavoro. “Ho iniziato a fare ricerche – racconta – ad annotare ogni ricordo che riaffiorava nella mia mente. Lo facevo sempre, anche sui tovaglioli”. E’ nato così “Trisobbio come la ricordo io”, tutto quel che c’è da sapere sul paese dei tre cerchi concentrici, assetto molto particolare e con pochi eguali non solo nella zona. Una guida fatta di emozione e aneddoti che non si trovano nei volumi con intento di puntuale ricostruzione storica. L’autore, che tra pochi giorni raggiungerà il traguardo dei novant’anni, rappresenta una memoria storica del paese. Oggi vive a pochi passi dal castello. “Sono cresciuto – racconta – in una realtà in cui la circolazione delle notizie era affidata quasi esclusivamente al passa parola. Mio papà, appena compiuti i dodici anni, mi ha mandato a lavorare nella bottega del barbiere. Proprio in quel periodo arrivò la prima radio che ascoltavamo dalla Bargnina un’ora al giorno”. Una realtà in qualche modo sospesa quella di Trisobbio a cavallo delle due guerre: i mestieri nati tanti anni prima, una cultura rurale basata sul lavoro nei campi. Soprattutto la fatica di chi, terminata la giornata doveva ancora tornare con i mezzi dell’epoca verso il paese arroccato sul colle. “Fino alla fine degli anni ’30 del secolo scorso – prosegue Bonfiglio, il nome così particolare per la scelta della mamma – il paese era rimasto quello di 500 anni prima. L’accelerazione è iniziata dopo”. Nel passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta per Bonfiglio è arrivato il lavoro al porto di Genova, altro tradizionale approdo per tanti giovani dell’Ovadese. La prima stampa del volume è andata a ruba, per il desiderio dei lettori di lasciarsi cullare dalla rievocazione del tempo che fu e per l’empatia che si crea con chi ha scritto. Oggi il libro è disponibile su ordinazione, l’autore ci lavora ancora per arricchirlo e perfezionarlo. “Era una vita diversa – conclude Bonfiglio – quella del periodo della mia gioventù. Un rispetto per le persone e le istituzioni diverso. Posso essere definito un nostalgico. Ma di certi cambiamenti avrei fatto a meno”.