Turismo, dibattito in Enoteca: ”Ovadese, è tempo delle scelte”
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Redazione - redazione@ovadaonline.net  
26 Novembre 2017
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Turismo, dibattito in Enoteca: ”Ovadese, è tempo delle scelte”

Le presenze dal 2002 al 2016 a Ovada sono passate da 18.712 a 23.179. E in media il territorio viene apprezzato dai turisti e anche dai tour operator. Ma sembra che manchi ancora qualcosa prima di compiere il grande passo. “Bisogna fare delle scelte, a volte dolorose" spiega Luca Garavaglia, consulente del Fai.

Le presenze dal 2002 al 2016 a Ovada sono passate da 18.712 a 23.179. E in media il territorio viene apprezzato dai turisti e anche dai tour operator. Ma sembra che manchi ancora qualcosa prima di compiere il grande passo. ?Bisogna fare delle scelte, a volte dolorose" spiega Luca Garavaglia, consulente del Fai.

OVADA – Il segno più alla voce “presenze” rappresenta un riconoscimento per quanto fatto finora, anche se la cifra resta abbastanza scarna. Le presenze (rapporto tra arrivi dei turisti, in lieve diminuzione, e permanenza sul territorio, che in media è di tre giorni) dal 2002 al 2016 a Ovada sono passate da 18.712 a 23.179. Di questi dati si è discusso sabato scorso  nel corso del convegno “L’Ovadese: un territorio per il turismo?”, che ha radunato gli operatori del settore locali di fronte a un gruppo di esperti: Mario Ferrero, dell’associazione Land.is, che ha organizzato l’evento con Enoteca e Comune e ha snocciolato i dati del comparto negli ultimi anni, Manuela Bolchini dell’associazione italiana per il turismo responsabile, che ha svelato come questa fetta del settore, con visitatori che amano ritmi lenti e non massificati, si adatti a un territorio come il nostro, Paola Dameri dell’università di Genova, che ha spiegato come le nuove tecnologie, a partire dai siti internet e dai social network, se usate in maniera corretta siano fondamentali per stare “sul mercato”, e Luca Garavaglia, università del Piemonte Orientale, che come consulente Fai ha analizzato il percorso fatto per valorizzare un’area secondaria del Varesotto non troppo diversa dall’Ovadese.

“Bisogna fare delle scelte, a volte dolorose. Individuare lo spirito del luogo, i suoi punti di forza, costruire un brand coerente e puntare su quello, avendo chiaro il pubblico a cui si decide di rivolgersi”. Insomma, bisognerà decidere una volta per tutte da che parte andare. Guardare alle Langhe? Restare agganciati al Monferrato? O puntare al legame con Genova? Starà al territorio scegliere, una volta sviluppata la “consapevolezza” delle sue potenzialità e compreso che un turismo di massa come quello che ha investito in Toscana la piccola Cortona forse non è nelle sue corde. I dati, comunque, dicono che l’interesse nei confronti dell’Ovadese c’è”. Lo pensano anche i tour operator, mentre Paolo Baretta, produttore vinicolo con annesso agriturismo, è andato al sodo: “Al momento sono una decina le strutture dell’Ovadese che garantiscono l’afflusso di visitatori sul territorio. La cosa più urgente è spiegare a chi arriva cosa c’è da fare in zona. Servono interventi infrastrutturali in questo senso”. 

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