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Casa di Carità: “Un’ancora per tanti giovani”
L'ente di formazione ha celebrato i suoi settant'anni con ex insegnanti e alunni. L'appello del parroco Don Giorgio Santi: "Serve un nuovo tavolo per il lavoro"
L'ente di formazione ha celebrato i suoi settant'anni con ex insegnanti e alunni. L'appello del parroco Don Giorgio Santi: "Serve un nuovo tavolo per il lavoro"
OVADA – “Un’ancora di salvezza per il talento di tanti giovani. E un punto fermo della tradizione artigiana del territorio”. L’ha definito così Don Giorgio Santi il centro di formazione professionale dell’Oratorio Votivo, da ventitre anni legato alla Casa di Carità. L’ente ha però 70 anni. La celebrazione è andata in scena due giorni fa. A raccolta sono stati chiamati ex alunni e ex docenti. “Quando è stato posata la prima pietra – ricorda oggi Angelo Lantero, 93 e padre dell’attuale sindaco Paolo – la strada (via Gramsci ndr) nemmeno c’era ancora. I ragazzi arrivano dai paesi in bicicletta”. Il primo corso, quello di falegnameria. Cos’è diventata oggi la Casa di Carità è riassunto nel libricino stampato dall’ente e disponibile anche in formato digitale sul sito ufficiale. Il settore del legno negli anni ’50, poi la meccanica, l’elettronica, il controllo numerico fino alle materie più recenti, dal web avanzato all’accoglienza turistica. “La scelta di don Fiorello Cavanna – ha proseguito il parroco – fu profetica. Centinaia di persone hanno imparato un mestiere. Oggi è necessario creare un nuovo tavolo sulle problematiche del lavoro”. ”. “La cosa straordinaria di questa realtà – ha raccolto la sfida l’attuale sindaco Paolo Lantero, figlio di Angelo – è il modo in cui ai corsi essenziali sono stati aggiunti indirizzi più moderni e in linea con le esigenze. I sindaci devono essere in prima linea nella difesa del lavoro”. (Nella foto da sinistra il parroco Don Giorgio Santi, il presidente della Casa di Carità Attilio Bondone, la direttrice della sede di Ovada Marisa Mazzarello, il direttore di Cultura e Sviluppo Alessio del Sarto).