Cremolino: lo zafferano nasce senza terra
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Redazione - redazione@ovadaonline.net  
29 Ottobre 2017
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Cremolino: lo zafferano nasce senza terra

Dà i primi frutti il progetto di Alessandro Piana e Enrica Gherpelli che per la loro azienda agricola hanno scelto l'areoponica e una coltivazione tradizionale del Monferrato. "Qui si sperimenta l'agricoltura del futuro"

Dà i primi frutti il progetto di Alessandro Piana e Enrica Gherpelli che per la loro azienda agricola hanno scelto l'areoponica e una coltivazione tradizionale del Monferrato. "Qui si sperimenta l'agricoltura del futuro"

CREMOLINO –  “Qui sono venuti gli olandesi per capire come abbiamo fatto”. Alessandro Piana e Enrica Gherpelli lavorano a loro progetto da quasi quattro anni. I primi frutti si vedono ora. “Qualche giorno fa – spiega lei, originaria di Cremolino, una laurea in legge e un lavoro da consulente a Genova – Abbiamo iniziato il primo raccolto”. “Come si riassume la nostra azienda? – prosegue lui, ex ingegnere informatico – Zappa e computer è una buona sintesi”. La storia l’avevamo già raccontata due anni or sono. Nel frattempo è nata una serra da 530 metri quadrati in un terreno un tempo coltivato a vigna. All’interno si coltiva lo zafferano. Ma al posto della terra una fitta rete di pannelli in pvc sopra le canaline. “Abbiamo scelto l’aeroponica – prosegue Alessandro – I bulbi sono sospesi da terra, diamo i nutrienti attraverso un sistema di canaline che permette di risparmiare e recuperare il 90% dell’acqua impiegata con i fertilizzanti”. A regolare il processo una centralina che regola anche la temperatura aprendo e chiudendo i pannelli del tetto. E’ diventato un progetto di ricerca il sogno di Alessandro e Enrica. Ad interessarsene è stato un ricercatore agronomo dell’Università di Bari. “Questo raccolto è il frutto di quanto piantato in agosto. I buchi per i bulbi sono 30 mila, speriamo di poter doppiare questo processo anche in uscita dall’inverno. Il fine ultimo? Commercializzare lo zafferano con il nostro marchio”. Una parte dello spazio ospita il laboratorio delle prove per vedere come rispondono i cavoli, l’aglio, le fragole, l’insalata e la rucola per alternare le coltivazioni a seconda della stagionalità. Nello spazio all’aperto crescono camomilla per la produzione di tisane e lavanda da cui ricavare biocosmetici e oli essenziali. “Tutto quel che abbiamo fatto – concludono i due – è stata un investimento, un’esperienza con l’obiettivo di rendere quest’azienda la nostra occupazione principale”.

 

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