Il sound degli Espana Circo Este al Pertini
Il gruppo musicale è il piatto forte della terza edizione del Beat Circus in programma sabato. "I piccoli festival danno una grande carica"
Il gruppo musicale è il piatto forte della terza edizione del Beat Circus in programma sabato. "I piccoli festival danno una grande carica"
OVADA – Il collettivo Peakbeat è stato recentemente a Torino al Cap10100 per intervistare gli Espana Circo Este, prossimi headliner della terza edizione del festival Beat Circus, in programma sabato 10 giugno al parco Pertini di Ovada, dalle ore 14.00 fino a notte inoltrata.Visto che ci troviamo in questa atmosfera circense, vi chiedo cosa rappresenta per voi il circo.
ECE: Per noi il circo rappresenta qualcosa al di fuori del nostro controllo. La mia idea di circo è colori senza controllo, qualcosa che si muove di città in città, che unisce e si evolve. E’ per questo che ci rispecchia un pochino. Una band come la vostra sicuramente si diverte a suonare in ogni situazione.
Ma nei festival trovate qualche motivazione in più? E soprattutto nei festival un pò più piccoli, diciamo “artigianali” come il nostro, individuate qualcosa in più a livello di emozioni?
ECE: Si. Sicuramente il festival da qualcosa in più in generale. I festival grossi ti caricano molto per un certo aspetto mentre i festival più piccoli ti caricano per un altro, c’è grande voglia di fare, vedere la gente saltare e “spaccare tutto”. Invece nei festival più grossi devi comunque gestire un attimo le emozioni, devi stare un pò più controllato. Nelle situazioni più intime ti lasci andare. Nei festival di provincia inoltre ti fai più amici. E quindi è fisso che poi ogni due o tre anni ritorni in quel posto per rivedere le persone con cui hai costruito un rapporto.
Nel mondo stiamo vivendo un periodo molto particolare. Sui social avete parlato apertamente di integrazione. Vi spaventano i muri fisici e virtuali?
ECE: Sono la cosa che ha meno senso secondo me oggi. C’è una canzone che dice che “le frontiere
sono le cicatrici sulla faccia della terra”. Sono ferite vere e proprie. Il muro è una cosa che divide. Siamo totalmente contro a qualsiasi tipo di muro. Anche perchè è facile essere a favore di un muro quando poi tu ci puoi volare sopra. Le persone più sfortunate nel mondo non hanno la possibilità di prendere un volo low cost e andare ovunque volando e superando quindi i muri. Certa gente invece si avventura in mare per cercare speranza di vita. Nel 2017 i muri sono l’ultima cosa da fare.
Che spettacolo porterete ad Ovada?
ECE: Porteremo uno spettacolo simile a quello che abbiamo fatto finora nei locali anche se la situazione festival all’aperto è differente. Vi stupiremo con effetti speciali!
Descrivetevi con 3 aggettivi.
ECE: Folli, incazzati e giovani.
Come descrivete la vostra musica e il vostro messaggio?
ECE: A me la cosa che piace di più di noi è la magia che si crea nei concerti. Noi siamo capaci di fare questo. Il nostro messaggio è questo: alla fine riusciamo a fare aggregazione. Quando sei in mezzo ad un concerto degli España Circo Este te ne renderai conto. La gente viene poi a salutarci dopo il concerto. E’ tutta gente che conosciamo dopo un pò di tempo durante i concerti.
Ci spiegate la nuova filosofia della maleducazione?
ECE: E’ la risposta al perbenismo che sta dietro ad un’immagine completamente fals alla quale cercano di farci tendere. Fanno vedere com’è l’uomo perfetto, la donna perfetta con le tette all’insù, tu che devi essere magro, palestrato, ecc. Questo meccanismo di false immagini ha fatto si che abbiamo cominciato a odiarci e a non accettarci più, che è la cosa più brutta del mondo. Mentre secondo noi dentro al difetto c’è la bellezza universale, perchè il tuo difetto è la cosa che ti rende unico al mondo. Quindi la maleducazione è proprio questo gesto del levarsi dal convenzionale, da quello a cui oggi dicono che dobbiamo aspirare, levarsi e riaccettarsi brutti come siamo, perchè in realtà siamo bellissimi.
Quali sono le vostre influenze NON musicali?
ECE: ho letto tanto nella mia vita, soprattutto tanta letteratura latino-americana. Ho vissuto parecchi anni in Argentina. A livello italiano mi piace moltissimo Baricco, vostro semi-conterraneo, ho letto tutti i libri. Il mio preferito è Oceano Mare ma anche Castelli di Rabbia e Mr Gwyn mi hanno ispirato molto.
Perchè dovremmo ascoltare il vostro ultimo disco?
ECE: Perchè spacca! E’ un bel sound, un bel passo in avanti, con una bella produzione, ne siamo
molto orgogliosi. Inoltre per la prima volta tutta la critica è stata unanime con recensioni positive quindi siamo molto contenti. Soprattutto siamo onorati della recensione de l’Internazionale, una testata giornalistica italiana che stimiamo molto. Ci vediamo sabato a Ovada!