Telecity: i lavoratori incrociano le braccia
Protesta delle sedi di Alessandria e Torino. Il sindacato: il rischio che la situazione esasperi ulteriormente gli animi dei lavoratori e che gli stessi, senza attendere la fine della procedura prevista intorno al 6 maggio prossimo, procedano al recupero legale delle spettanze è altissimo
Protesta delle sedi di Alessandria e Torino. Il sindacato: ?il rischio che la situazione esasperi ulteriormente gli animi dei lavoratori e che gli stessi, senza attendere la fine della procedura prevista intorno al 6 maggio prossimo, procedano al recupero legale delle spettanze è altissimo?
LAVORO – Si sono chiusi il 3 aprile scorso, con un verbale di mancato accordo, i primi 45 giorni previsti dalla procedura di licenziamento collettivo per i lavoratori di Telecity. “Come già dichiarato in passato, per le difficoltà incontrate largamente da addebitare all’assenza da principio della proprietà al tavolo – dichiara Marco Sali della Segreteria Generale Provinciale Slc Cgil Alessandria – non si è potuto entrare nel merito delle questioni in maniera convincente per chi come le scriventi rappresenta i lavoratori del gruppo”.
“Il rischio che la situazione esasperi ulteriormente gli animi dei lavoratori e che gli stessi, senza attendere la fine della procedura prevista intorno al 6 maggio prossimo, procedano al recupero legale delle spettanze è altissimo. Di questa eventualità non sappiamo prevedere gli effetti ma di certo le previsioni non sono positive visto che ci troviamo ad avere a che fare con un’azienda in difficoltà economica” continuano dal sindacato.
Il 13 aprile si è aperto lo stato di agitazione ed è stato proclamato lo sciopero dei lavoratori del gruppo che ha condotto le sedi di Alessandria e Torino a incrociare le braccia nella giornata di oggi, martedì 18 aprile. Prossimamente scenderanno in lotta anche le sedi di Genova, Assago (Mi) e Castelletto d’Orba.
“L’azione di lotta è volta a sollecitare l’azienda a raggiungere un accordo che eviti i 69 licenziamenti dichiarati nonché il Ministero dello Sviluppo economico e le Commissioni X e XI della Camera e del Senato ad attivarsi come richiesto il 20 marzo scorso per favorire il buon esito della vertenza” conclude Marco Sali.