Dal movimento “si Tav” al fallimento delle cooperative: ‘ndrangheta e politica nel basso Piemonte
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
21 Luglio 2016
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Dal movimento “si Tav” al fallimento delle cooperative: ‘ndrangheta e politica nel basso Piemonte

Dall'indagine della Dia di Reggio Calabria emergono i particolari sul rapporto degli affiliati con il territorio, dai tentativi di entrare nel giro dei subappalti per il Terzo Valico al meccanismo dei fallimenti per non pagare i contributi ai dipendenti

Dall'indagine della Dia di Reggio Calabria emergono i particolari sul rapporto degli affiliati con il territorio, dai tentativi di entrare nel giro dei subappalti per il Terzo Valico al meccanismo dei fallimenti per non pagare i contributi ai dipendenti

NOVI LIGURE – E’ considerato il “braccio destro e referente peril boss Carmelo Gullace”, nonché trait d’union tra la cosca “Raso-Gullace-Albanese” e la cosca denominata “Parrello-Gagliostro” il novese Orlando Sofio, agli arresti da martedì mattina con l’accusa di appartenenza all’associazione mafiosa della ‘ndragheta calabrese. Particolari inquietanti emergono infatti dall’inchiesta condotta dalla Dia di Reggio Calabria, riferita agli anni 2011-2013, che ha portato all’arresto di 40 persone e al sequestro preventivo di una ventina d’aziende, tra cui quella riferibile a Sofio, la Euroservizi Srl, formalmente intestata a Marianna Grutteria, anche lei in stato di arresto. Oltre a Sofio nell’inchiesta sono finiti imprenditori liguri, come Giampaolo Sutto, residente a Genova ma domiciliato a Trisobbio.

Tra Sofio e Sutto (per lui l’accusa è di concorso esterno) c’era un rapporto di conoscenza e fiducia reciproca tanto che il boss Gullace si sarebbe rivolto a Sofio per avviare in Calabria un consorzio che, come avvenuto per Prisma, operante tra Liguria, Lombardia e Piemonte, riunisse piccole imprese compiacenti. “Il consorzio prende i lavori – avrebbe spiegato Sofio – poi le passa alle aziende che devono lasciare il 3 – 4% al consorzio”. Qui il primo guadagno. Ma il “trucco” starebbe nel fatto che il consorzio si incarica di pagare i contributi per le aziende. Adempimento che però non espleta: “e dopo tre anni il consorzio fallisce” e addio contributi per i dipendenti. Il consorzio era arrivato a contare circa 4 mila lavoratori ed aveva appalti nel settore delle pulizie e servizi industriali in aziende di grandi dimensioni, come Poste Italiane, le Ferrovie, compagnie di Assicurazioni. Appalti, da quanto emerge dagli atti, ottenuti grazie all’intermediazione delle cosche.
Sempre Sofio si sarebbe preoccupato di “piazzare” forniture di lampade a led, un investimento che, per l’organizzazione malavitosa, sarebbe stato fallimentare. “Di questi tempi è difficile con i comuni”, avrebbe detto.

A volte si trattava di piccole cifre, a volte di grandi appalti.
L’interesse della ‘ndragheta si sarebbe spostato, a partire dal 2011, sul Terzo Valico dei Giovi (nella foto una cava sotto sequestro durante la precedente operazione “Triangolo”). Gli indagati si dicevano “preoccupati” per l’azione dei movimenti No Tav, che hanno tardato l’avvio dell’opera pubblica da 6 miliardi di euro. Gli affari non andavano più a gonfie vele, soprattutto per i tagli nelle pubbliche amministrazioni, e Sofio dirà chiaramente nel corso di colloqui con Gullace: “l’unica speranza è ‘sta alta velocità se riuscisse, se partisse, che riesco a metterci il becco dentro in qualche modo”.
E’ in questo disegno che verrebbe fuori l’idea di fondare un “movimento Si Tav”. L’uomo ne avrebbe parlato con il nipote, Francesco Sofio, all’epoca consigliere comunale di minoranza del comune di Novi, ma vengono citati anche altri esponenti politici come possibili referenti, sebbene i risultati dei contatti sembrerebbero piuttosto deludenti per Sofio, preoccupato di dover riferire poi al boss. En passant, fa il nome di Cavallera, Repetti, Berruti. Suo contatto, che però “parla, parla ma poi.. ” sarebbe Libero Pica, dipendente Itinera “che c’ha già l’appalto (cit)”.

Tra i nomi di politici citati c’è anche quello del senatore Gianfranco Chessa che però non viene riportato nelle intercettazioni.
Cociv, il consorzio di imprese per la progettazione e realizzazione del Terzo Valico fa sapere di essere estraneo all’operazione.

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