Gli antichi vitigni della Val Borbera riscoperti da due giovani in fuga dalla città
Home

Gli antichi vitigni della Val Borbera riscoperti da due giovani in fuga dalla città

Hanno lasciato Genova per trasferirsi in Val Borbera, dove Maurizio e Martina hanno aperto una azienda agricola, Cascina Barbàn che definiscono una "laboratorio dell’essere, dell’arte e del pensiero". Dopo il grano a basso contenuto di glutine, hanno fatto tornare in vita i vecchi vitigni della valle, ormai quasi estinti

Hanno lasciato Genova per trasferirsi in Val Borbera, dove Maurizio e Martina hanno aperto una azienda agricola, Cascina Barbàn che definiscono una "laboratorio dell?essere, dell?arte e del pensiero". Dopo il grano a basso contenuto di glutine, hanno fatto tornare in vita i vecchi vitigni della valle, ormai quasi estinti

ALBERA LIGURE – Sveglia alle cinque, domenica compresa. “Non sono un romantico, sono pragmatico, ma il ritorno alla terra non è solo una tendenza di moda, è una l’unica via possibile”. Maurizio Carucci e Martina Paranese sono due cittadini fuggiti dal caos di Genova. Lui musicista, di 35 anni, lei grafica che di anni ne ha trenta. Alle spalle qualche collaborazione con studi grafici e un po’ di delusione, davanti un sogno che sta faticosamente diventando realtà: tornare alla terra come “laboratorio dell’essere, dell’arte e del pensiero”.
Quattro anni fa hanno acquistato una vecchia cascina a Figino, frazione di Albera Ligure, con l’aiuto dei genitori e un mutuo con la banca Etica. Hanno scelto di chiamarla Cascina Barbàn.
Barbàn pare sia un orco che appartiene alla tradizione popolare genovese e che tormenta le notti di chi lo sogna. “Ne abbiamo parlato con l’orco e abbiamo fatto un patto con lui, noi portiamo avanti il nostro progetto a basso impatto e lui non ci fa paura”, dice Maurizio.  
“Qui un tempo c’erano le cantine che fornivano vino a tutta la valle. Vorremo riportale in vita”, raccontano. Hanno studiato le mappe dell’800 per capire quali fossero le zone più fertili, hanno fatto ricerche insieme al Cnr per censire la varietà delle viti presenti fino agli anni ’50 ed hanno iniziato ad impiantare le vigne. Entro l’autunno potrebbe esserci la prima produzione: “puntiamo ad un migliaio di bottiglie, facciamo tutto a mano”.
Oltre al Timorasso, di cui c’è già stata una produzione sperimentale, hanno impiantato lo Sgurbà, un’uva a bacca rossa che racchiude in sé una trentina di varietà di viti, il Mustarin e un po’ di cortese. “Abbiamo in gestione una trentina di vecchi vigneti. Crediamo nella biodiversità come valore aggiunto”.
Nel frattempo, hanno ristrutturato uno degli edifici, dove abitano: materiale ecocompatibile, impatto zero, wifi incluso. I primi anni li hanno passati a recuperare i terreni, abbandonati da tempo. Ora piantano fagiolane bianche di Figino, grano a basso contenuto di glutine, ortaggi.
“Vendiamo i prodotti nei negozi della zona o direttamente qui, in cascina. Abbiamo aderito inoltre ad un gas, gruppo di acquisto solidale di Genova. Non sono grandi quantità, di grano ne produciamo circa 13 quintali, ma già nel mese di novembre nei negozi non se ne trovava più e ci sono già le prenotazioni per il prossimo raccolto. Sono sementi autoctone, a basso contenuto di glutine, biologici“.
Non si usano antitrittogamici o pesticidi, si “combatte” con la natura ogni giorno. Qualche volta diventa una buona alleata, altre volte meno. “Non è facile, ci si sveglia all’alba, alle 5 d’estate, un po’ più tardi in inverno. Non sono romantico, sono pragmatico: abbiamo due trattori ma, invece della motozzappa, quando possiamo usiamo gli asini, che non impattano il terreno”, racconta Maurizio.
Il loro intento è quello di “creare una rete” virtuosa, di produttori e consumatori, “che poi siamo tutti nella stessa barca, chi coltiva e chi mangia” . In parte ci sono già riusciti. Lo scorso anno hanno organizzato una serie di mercatini bio in alcune località della Valle. Una decina di produttori che, per la prima volta, hanno collaborato. “Abbiamo iniziato a parlare al plurale, usando il ‘noi’ invece che il ‘loro’. Qualcosa si muove. In fondo la natura è più autorevole dell’uomo ed è lei che comanda“.
Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione