Sempre più “voucherizzati”
Uno studio della Uil mette in evidenza come sia cresciuto nel tempo l'utilizzo dei voucher come metodo di pagamento dei datori di lavoro. In Provincia si stimano, nel 2015, l'emissione di quasi 700 mila voucher nei settori più disparati, dall'agricoltura al commercio
Uno studio della Uil mette in evidenza come sia cresciuto nel tempo l'utilizzo dei voucher come metodo di pagamento dei datori di lavoro. In Provincia si stimano, nel 2015, l'emissione di quasi 700 mila voucher nei settori più disparati, dall'agricoltura al commercio
ECONOMIA – Sempre più “voucherizzati”. E’ sempre più diffuso in Italia, e il Piemonte e la Provincia non fanno eccezione, l’utilizzo dei voucher come metodo di pagamento da parte dei datori di lavoro. Se, inizialmente, i “buoni lavoro” prepagati, comprensivi di contributi, erano utilizzati soprattutto per i lavoratori stagionali impiegati in agricoltura, ora il sistema viene adottato largamente anche in altri settori, dagli eventi culturali al commercio, fino all’industria manifatturiera. Lo dimostra uno studio del sindacato Uil, che indica come il lavoro accessorio attraverso l’utilizzo del voucher (buono-lavoro) sia cresciuto anno dopo anno dal 2008 al 2015.A livello nazionale si è passati da 535 mila voucher nel 2008 a 115 milioni circa nel 2015. Una crescita legata soprattutto, spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale Uil, ad una modifica della normativa. In Provincia, nel 2015, si stima l’emissione di 679.708 voucher.
“La nostra elaborazione porta a stimare che, nel corso del 2015, i lavoratori in Italia pagati con almeno 1 voucher, sono stati 1.695.374. Dato che, naturalmente, comprende tutte le variegate situazioni, ma che colpisce se si pensa che su un numero complessivo di occupati di oltre 22 milioni di lavoratori, circa 8 su 100 sono stati retribuiti con almeno 1 voucher”.
Se si analizza la distribuzione dei lavoratori interessati per classi di età, si può facilmente notare come si sia passati da un maggior utilizzo del voucher per gli over 50 (nel 2009 1 voucherista su 2 aveva almeno 50 anni) ad una prevalenza nella fascia di età under 49 anni, che nel 2014, assorbe l’80% di voucheristi.
Il dato sui giovani (oltre il 40% dei voucheristi, nel 2014, ha fino a 29 anni) dovrebbe far riflettere”.
Il terziario (Commercio, Turismo e Servizi) rappresenta, con quasi il 50% dei buoni lavoro, il settore di attività nel quale si utilizzano maggiormente i buoni lavoro. Mentre i settori che dovevano essere “protagonisti” (quasi assoluti), come il giardinaggio, il lavoro domestico, le attività sportive coprono meno del 15% dei buoni venduti e la stessa agricoltura l’1,3% (in questo caso grazie ai paletti normativi richiesti ed ottenuti dalle Parti Sociali) .
Quale che siano le risposte – conclude Loy – la soluzione trovata con il Jobs Act di innalzare, il tetto a 7 mila euro, non farà altro che cannibalizzare sempre di più potenziali rapporti di lavoro subordinato attraverso l’utilizzo di questo poco tutelante (per il lavoratore) istituto che nel tempo produrrà, inevitabilmente, pensioni minime, instabilità lavorativa, bassa professionalità, e, soprattutto, un “buco fiscale” nelle casse dello Stato ed un indebolimento del sistema di sostegno al reddito (i voucher sono esentati dal contributo per indennità disoccupazione e non danno diritto ad essa).