Dipendenti Asl in mobilità e i sindacati “litigano”
L'Asl di Alessandria ha aperto un bando di mobilità interna per spostare il personale da Tortona a Novi e da Acqui ad Ovada, a seguito della riorganizzazione. E i sindacati discutono sui termini dell'accordo sulla mobilità, siglato con l'azienda e non sottoscritto da Cgil
L'Asl di Alessandria ha aperto un bando di mobilità interna per spostare il personale da Tortona a Novi e da Acqui ad Ovada, a seguito della riorganizzazione. E i sindacati discutono sui termini dell'accordo sulla mobilità, siglato con l'azienda e non sottoscritto da Cgil
PROVINCIA – La riorganizzazione delle rete ospedaliera fa ancora discutere. Non solo la città di Acqui è in “rivolta” per il depotenziamento del presidio. Sulle barricate, figurativamente, ci sono anche i dipendenti che si troveranno a dover cambiare sede di lavoro. L’azienda ha infatti aperto i bandi di mobilità interna destinati ai lavoratori di Tortona e Acqui che potrebbero essere spostati, rispettivamente, a Novi ed Ovada, o in altre sedi dell’Azienda sanitaria.Per ora si tratterebbe solo di una “disponibilità” data sulla carta, alla quale l’azienda potrebbe attingere in caso di necessità.
L’apertura del bando è stata preceduta dalla firma di un accordo sulla mobilità, accordo che solo Cgil Funzione Pubblica non ha voluto sottoscrivere. Le spiegazioni della mancata firma il sindacato le ha comunicate ai propri iscritti.
Uil, Cisl, Fials,Nursing Up, Ugl, Nursid lo hanno invece fatto con un comunicato pubblico.
“Vorremmo spiegare a tutti i lavoratori, che la proposta ricevuta dall’amministrazione dell’Asl era l’applicazione integrale del decreto Balduzzi ovvero nessuna mobilità all’interno dell’azienda nell’ambito dei 50 chilometri, con facoltà per l’azienda di spostare i lavoratori tra i diversi reparti e servizi a proprio piacimento, anche tra diverse città.”
“Solo grazie alla trattativa imposta all’Asl – proseguono – dalle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo e dai loro rappresentanti nelle Rsu si è riusciti a conquistare un accordo che ripristinava regole certe e non clientelari, facendo ancora una volta a meno della FpCgil”.
L’accordo stabilisce diverse tipologie di mobilità: quella che prevede la presentazione di una domanda che manifesti disponibilità a cambiare reparto/servizio presentata all’inizio dell’anno e valevole per un anno con la libera scelta dei lavoratori (in questi giorni sarebbero state presentate decine di dichiarazioni di disponibilità);
la mobilità tra presidi ospedalieri o distretti di città diverse, regolata con avvisi di mobilità aperti a tutti i lavoratori dell’Asl con la predisposizione di graduatorie che tengano conto dell’anzianità, dei percorsi di formazione e dei carichi familiari;
la mobilità per i lavoratori di quei reparti o servizi che verranno soppressi nelle diverse sedi lavorative con avvisi di mobilità riservati esclusivamente a questi lavoratori privilegiando come requisiti l’anzianità ed i carichi familiari, nonché un incentivo economico, non previsto da nessuna normativa, per il disagio, nel caso di trasferimento in altra località.