Per Faber, come ogni anno… In ricordo di Fabrizio De André
L'Associazione Cultura e Sviluppo, la Fondazione SociAL e la Redazione di Alessandrianews hanno la loro sede in una piazza dedicata a Fabrizio De André, un artista immenso, la cui opera musicale e poetica rappresenta un vero e proprio manifesto di umanità, di giustizia e di "pietà", nel senso più autentico e profondo della parola. Sono passati diciassette anni dalla morte, ma la sua figura è ancora straordinariamente attuale
L'Associazione Cultura e Sviluppo, la Fondazione SociAL e la Redazione di Alessandrianews hanno la loro sede in una piazza dedicata a Fabrizio De André, un artista immenso, la cui opera musicale e poetica rappresenta un vero e proprio manifesto di umanità, di giustizia e di "pietà", nel senso più autentico e profondo della parola. Sono passati diciassette anni dalla morte, ma la sua figura è ancora straordinariamente attuale
OPINIONI – Era la notte dell’11 gennaio 1999. Sono passati esattamente diciassette anni da quando Fabrizio De André è spirato all’Istituto Tumori di Milano. Avrebbe compiuto cinquantanove anni un mese dopo, e dall’estate combatteva contro un tumore che aveva bruscamente interrotto la sua nuova tournée e spezzato i suoi tanti progetti. A rendergli omaggio due giorni dopo nella sua Genova migliaia e migliaia di persone, e a celebrare le esequie funebri nella chiesa di piazza Carignano tre sacerdoti atipici, straordinari, amatissimi: Antonio Balletto, che nell’omelia ringraziava “nostro fratello Fabrizio per averci insegnato l’alfabeto dell’amore”, Giacomino Piana e Andrea Gallo, il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto, che era solito indicare la buona novella di Faber tra i suoi riferimenti fondamentali accanto ai Vangeli (e insieme ai primi dodici articoli della Costituzione). Poi l’ultimo viaggio al cimitero di Staglieno, e la figura di De André consegnata alla memoria di coloro che lo hanno amato e alla storia musicale e culturale del nostro Paese.Da allora la fama di questo artista immenso non si è affievolita, ed anzi ha continuato ad alimentarsi e a crescere. Le sue canzoni sono universalmente riconosciute come dei veri e propri classici, i suoi tredici album originali sono stati recentemente riproposti in una nuova edizione bella e completa, e ogni anno escono diversi studi, articoli, documentari e volumi dedicati alla sua figura.
Essendo da sempre un appassionato della musica e della poetica di Faber, cerco di non farmi sfuggire gli approfondimenti più significativi, e proprio in questi giorni ho letto con piacere il libro del giornalista genovese Marco Ansaldo, che ha un titolo – “Le molte feritoie della notte” – tratto da una delle canzoni più personali e importanti di De André, “Amico fragile”, scritta di getto durante una notte di sconforto nella sua Gallura, e forse uno dei ritratti più completi della sua straordinaria grandezza, che è tale, appunto, anche per la sua fragilità. Molti gli spunti di interesse presenti nel libro, ben curato e con riferimenti bibliografici precisi e utili. L’autore prende le mosse dalla contestualizzazione nell’ambito della scuola genovese, dai “luoghi” di De André, e si sofferma sul fascino e sulla potenza della sua voce, sul suo talento smisurato, la sua forza e le sue debolezze, sull’originalità del metodo di lavoro (una sorta di “poetica del saccheggio”, per usare le parole dello stesso cantautore, capace di una mirabile sintesi creativa tra gli elementi più disparati e di un’ispirazione continuamente alimenta da originali contaminazioni culturali e artistiche) e sulla radicalità delle sue idee, il suo essere “disobbediente alle leggi del branco” e sempre vicino “a chi viaggia in direzione ostinata e contraria”.

A leggere oggi (ad esempio nel libro di Ansaldo) quali e quanto ampi e variegati fossero i progetti che De André aveva per il futuro (tra essi, anche un saggio sull’anarchia, un contratto firmato per due nuovi dischi, quattro Notturni caratterizzati da stili diversi, un album di cover dedicato alla canzone brasiliana, un lavoro musicale sull’Islam e addirittura una riscrittura dell’inno italiano insieme al musicista Luciano Berio!) viene il magone. Ma non è giusto avere rimpianti. Dobbiamo semmai godere di ciò che abbiamo, di un lascito artistico, musicale, poetico e – lato sensu – “politico” davvero straordinario. Possiamo e dobbiamo riascoltare la sua voce, leggere i suoi testi, conservare e studiare il materiale custodito nell’Archivio Fabrizio De André all’Università di Siena e sostenere le iniziative della Fondazione a lui dedicata, e dobbiamo cercare di trasmettere la passione per questa figura assolutamente fuori dal comune anche alle nuove generazioni, le quali hanno un gran bisogno di pensiero critico e di poesia, che Faber sapeva unire in modo unico.