Pre-ricoveri e farmaci a colori per i “cittadini fragili”
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
4 Dicembre 2015
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Pre-ricoveri e farmaci a colori per i “cittadini fragili”

Parte da Ovada il progetto Picasso, rivolto ai "cittadini fragili", ossia anziani e malati cronici. Per loro una rete di assistenza di medici, farmacisti e volontari, coordinatii dall'Asl e dall'università di Torino. Si punta su prevenzione ed educazione e prevede anche l'apertura di quattro posti letto "semi ospedalieri"

Parte da Ovada il progetto Picasso, rivolto ai "cittadini fragili", ossia anziani e malati cronici. Per loro una rete di assistenza di medici, farmacisti e volontari, coordinatii dall'Asl e dall'università di Torino. Si punta su prevenzione ed educazione e prevede anche l'apertura di quattro posti letto "semi ospedalieri"

OVADA – Si chiama Picasso ed è l’acronimo progetto di integrazione della continuità e appropriatezza socio sanitaria e ospedaliera. Nome complesso per un progetto innovativo, presentato dal direttore generale Gilberto Gentili, insieme a Paola Varese, medico dell’ospedale di Ovada e Viola Amprino, dottoressa della facoltà di Igiene dell’università di Torino. 

Sono stati coinvolti i circa venticinque medici di base, le farmacie e le associazioni di volontariato Cigno, Vela e Jada per creare una rete di monitoraggio ed assistenza dei cosiddetti “cittadini fragili”, ossia affetti da patologie croniche, come l’ipertensione, il diabete, le malattie cardiovascolari. Tre le direttrici del progetto.
La prima è il Centro di Accoglienza delle Fragilità, presso la sede del Distretto rivolto ad “educare” e seguire i pazienti cronici che non assumono, per dimenticanza o per pigrizia, i farmaci e le terapie prescritte. E’ il livello che attiene alla prevenzione, che è più efficace (e costa meno) della cura.
In tempi di tagli alla sanità, non guasta. Sono coinvolti in questa fase circa 250 cittadini, per ora ovadesi, che vengono anche inviatati a percorsi per migliorare lo stile di vita, sport e corretta alimentazione. “Miglior qualità di vita, significa meno ricoveri”, dice la dottoressa Varese. La fase è già stata attivata ed ha portato già buoni risultati. “Una sana attività fisica, ad esempio, riduce del 60% l’assunzione di farmaci tipo sonniferi”. C’è chi, tra i pazienti presi in carico, “è tornato ad andare per funghi dopo mesi di inattività, con solo pochi incontri”.

La seconda fase
prevede l’attivazione di quattro posti letto all’interno dell’ospedale. La prassi, tecnicamente, si chiama Osservazione Breve Territoriale: in pratica, il medico di famiglia valuta le condizioni del paziente e, se lo ritiene, viene accolto nella struttura, per un tempo massimo di 24 ore, nel caso in cui presenti situazioni a rischio, ma non tali da giustificare un ricovero vero e proprio. “Pensiamo, ad esempio, agli anziani che vivono soli, magari in posti disagiati. All’interno della struttura sono monitorati da personale infermieristico, perla tranquillità del paziente, della famiglia, ma anche del sistema sanitario”, spiega il direttore Gentili. Altro caso: pazienti che devono eseguire una preparazione ad un esame specialistico e devono essere assistiti.
“Questo è l’aspetto più innovativo del progetto che deve ancora essere testato. E’ a costo zero per il cittadino e all’Asl costa il mantenimento del letto. I vantaggi, in compenso, sono molti soprattutto in una provincia con l’età media più elevata delle Regione”. Se il giorno seguente le condizioni migliorano, il paziente va a casa, oppure se ne valuta il ricovero vero e proprio.

La terza fase è relativa all’uso dei farmaci. “Prima vengo io”, è il nome dello studio scientifico, consiste in una sorta prontuario a colori, consegnato al paziente che deve assumere farmaci. Intanto è stato fissato un limite: non più di nove farmaci per volta, contro i tredici in media prescritti agli anziani. Verrà consegnate, insieme alla prescrizione, una scheda su cui sono riportati in ordine di importanza i medicinali, con diversi colori: rosso per quelli che assolutamente occorre prendere; giallo, sospendibile sono su indicazione medica; verde, che non salva la vita ma migliora l’efficacia della terapia; bianco, in supporto alla stessa. “Molti pazienti, infatti, pensano di curarsi da soli, sospendendo, per lo più a caso, l’assunzione di farmaci. Un’abitudine che mette a rischio l’efficacia della terapia”.
I promotori del progetto, Asl in testa, sono ottimisti sui risultati che ne seguiranno. La fase di sperimentazione è già partita e durerà circa tre mesi. Al termine di questa si tireranno le somme. L’intenzione è di “brevettare” il progetto che sarà illustrato nel corso di un convegno nazionale ad Alessandria.

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