Testimone di pace: “Quella bomba davanti a casa”
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Redazione Ovadese  
20 Novembre 2015
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Testimone di pace: “Quella bomba davanti a casa”

Anderious Gorguess Oraha ha raccontato sul palco dello Splendor la sua vita da cristiano in Iraq, la sua fuga a Damasco in un inevitabile intreccio con le vicende di questi giorni

Anderious Gorguess Oraha ha raccontato sul palco dello Splendor la sua vita da cristiano in Iraq, la sua fuga a Damasco in un inevitabile intreccio con le vicende di questi giorni

OVADA –  Va in scena a poche ora dagli attentati di Parigi la decima edizione del premio “Testimone di Pace” organizzato per il secondo anno consecutivo dall’associazione ovadese Uo’nderful. L’evento – andato in scena mercoledì sera presso il teatro Splendor di via Buffa – ha avuto inevitabilmente un collegamento con l’attualità. La serata è iniziata con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli attacchi armati nella capitale francese, poi il sindaco di Ovada, Paolo Lantero, ha ricordato come “sia difficile esportare pace con azioni violente e di guerra”. Oltre a portare il saluto dell’amministrazione, il primo cittadino ha letto il post del giornalista Antoine Leiris su Facebook contro i terroristi che gli hanno portato via la moglie e ha ringraziato il centro pace “Rachel Corrie” e i sindaci del territorio per la partecipazione (“Ieri sera (martedì, ndr) ci siamo incontrati per parlare di treni, stasera (mercoledì, ndr) siamo qua per questo importante premio: è simbolo di grande unità”). Nel corso della serata è intervenuto il professor Paolo Brusasco, docente presso l’Università di Genova, che ha tenuto una lezione corredata di slide sulla situazione irachena nell’ultimo decennio.

Gli intermezzi musicali della maestra Giulia Cacciavillani e delle sue allieve della Scuola di Musica Rebora (Veronica Abbiati, Margherita Nervi e Matilde Piana) hanno anticipato l’ingresso sul palco del premiato, lo stringer iracheno Anderious Gorguess Oraha (a sinistra nella foto) costretto a vivere da rifugiato politico in Italia a causa delle minacce dei mujahidin islamici perché cristiano e braccio destro dei giornalisti italiani. Una lettura del libro “Una storia irachena. Vita di uno stringer cristiano in Medio Oriente” – scritto dallo stesso Anderious Oraha e da Martino Fausto Rizzotti – da parte dell’attore Guido Ravera ha preceduto la cerimonia di premiazione e l’intervista finale che ha coinvolto i due autori del volume. “Nella mia vita ho servito con orgoglio l’Italia e gli italiani impegnati in Iraq – ha detto lo stringer su precisa domanda di Rizzotti –. Ho salvato la vita ad alcuni giornalisti italiani e per loro sono stato un vero e proprio braccio destro. La cacciata di Saddam Hussein da quel territorio è stato un errore e ora nessuno sa più come chiudere il vaso di Pandora: in quel periodo i cittadini erano benestanti (cita case da 400 a 1.000 mq e servizi ospedalieri e scolastici gratuiti)”.

Anderious Oraha si è poi allontanato dalla sua città (dove non ci sono moschee) dopo esser sopravvissuto a diversi bombardamenti grazie all’aiuto del giornalista Giovanni Porzio, che gli ha pagato il biglietto aereo da Damasco all’Italia. “Ma non dimenticherò mai la bomba che è scoppiata a pochi metri da casa mia (nell’occasione è stato ferito il figlio a una gamba) e la paura di imboscate che ho avuto nei mille chilometri fatti in taxi per arrivare a Damasco” ha concluso il premiato. 

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