L’alluvione un anno dopo fa ancora male
A Lerma la conta dei danni parla di quasi 600 mila euro. A Castelletto i privati ancora attendono di sapere qualcosa sui risarcimenti. E ogni volta che piove il pensiero va allo scorso 13 ottobre
A Lerma la conta dei danni parla di quasi 600 mila euro. A Castelletto i privati ancora attendono di sapere qualcosa sui risarcimenti. E ogni volta che piove il pensiero va allo scorso 13 ottobre
LERMA – Il fuoristrada passa sulle travi di legno del ponte Bailey inaugurato lo scorso dicembre provocando un rombo che si mischia al fruscio del vento. Li accanto il Piota è quasi secco. Eppure quasi un anno fa fu proprio il torrente, in collaborazione con il rio Boiro, a causare il finimondo. “Da sindaco ho visto momenti terribili”. Non usa mezzi termini Bruno Aloisio. Lo scorso 13 ottobre, il rilevatore dei laghi della Lavagnina rilevò la caduta di 350 millimetri d’acqua per un totale superiore a 506 nel giro di tre giorni. Il picco in un lunedì buio. Lo stesso che cambiò la vita anche agli abitanti di Castelletto. A patire le conseguenze più pesanti65 persone dislocate oltre il ponte e nel villaggio Primavera che rimasero isolate. Da un rapido calcolo, l’alluvione dello scorso ottobre è costata qualcosa di più di 600 mila euro. Solo il ponte sulla Cirimilla vale un terzo della cifra, l’altro ponte di collegamento al Santuario della Rocchetta è costato 120 mila euro, 90 mila sono stati impiegati per il rifacimento della strada del cimitero. Altri 110 tra interventi all’acquedotto e alle fogne. Il problema grande, nell’ultimo anno è stata la burocrazia che devi affrontare in situazioni di questo tipo. Capisco i controlli, ma chi lavora onestamente dovrebbe avere la strada più facile”. Lerma è in attesa di poter costruire il ponte definitivo, le due spalle sono già pronte.Castelletto d’Orba. “Qui la gente si è aiutata da sola”. E almeno a quanto sembra camminando tra via Fracchia e via IV Novembre, immerse un anno fa nell’acqua fangosa del Rio Albara, sembra averlo fatto bene. “Qui – ci racconta un signore aprendo la serranda del suo garage – c’era un metro e mezzo d’acqua. C’è chi anni fa pensava alla salute del gambero, poi il gambero è risalito e noi siamo rimasti qui”. “Sabato scorso – racconta il sindaco Mario Pesce a proposito dell’acquazzone più recente – ho girato in auto fino alle 2.30. Non fai niente, ma tanto dormire non è possibile”. Il rio è un rigagnolo, sembra impossibile che dodici mesi fa si siano alzati quasi tre metri d’acqua. Stessa scena verso le fonti Feja, con il rio Albedosa a distruggere il ponte di collegamento con i Crebini – Cazzuli. Lo scorso giugno è stato inaugurato il Ponte, ricostruito dalla Provincia. “I lavori vanno avanti. La situazione più difficile – ammette Pesce – è quella legata all’area di San Rocco. Per fortuna la Regione finora ha fatto la sua parte, finanziando i lavori eseguiti dopo l’emissione delle ordinanze. Ancora la settimana scorsa sono stati finanziati gli ultimi due progetti da 25 mila e 30 mila euro. Rimane il problema della spazzatura: quello è un altro discorso”. Nei giorni immediatamente successivi, dalle rimesse uscirono, secondo un conto attendibile, 670 tonnellate tra vecchi mobili, oggettistica varia, ormai inutilizzabili.