Stazioni in affido contro il degrado
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Elio Defrani - e.defrani@ilnovese.info  
22 Giugno 2015
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Stazioni in affido contro il degrado

Il freddo linguaggio burocratico fa riferimento alle "stazioni impresenziate". La realtà è più spesso quella di strutture chiuse, ai limiti dell’abbandono. Ora le Ferrovie hanno deciso di liberarsi di tutte quelle stazioni che non hanno più bisogno di personale.

Il freddo linguaggio burocratico fa riferimento alle "stazioni impresenziate". La realtà è più spesso quella di strutture chiuse, ai limiti dell?abbandono. Ora le Ferrovie hanno deciso di liberarsi di tutte quelle stazioni che non hanno più bisogno di personale.

SOCIETÀ – Il freddo linguaggio burocratico fa riferimento alle “stazioni impresenziate”. La realtà è più spesso quella di strutture chiuse, ai limiti dell’abbandono. Ora le Ferrovie hanno deciso di liberarsi di tutte quelle stazioni che non hanno più bisogno di personale: vuoi perché i biglietti ora si possono comprare anche su internet o in edicola, vuoi perché i sistemi di controllo della circolazione ferroviaria sono stati computerizzati. Senza dimenticare che alcune linee sono state semplicemente chiuse e che probabilmente non ci sono più i soldi per mantenere in ordine tutte le stazioni.

Una casa per le associazioni
Oggi circa 1.200 stazioni ferroviarie in tutta Italia sono inutilizzate. Quando va bene rimangono chiuse. Quando va male si trasformano in dimora per senzatetto o nell’oggetto dei perversi desideri di vandali e teppisti. Ora però Rfi ha deciso di cedere le stazioni impresenziate in comodato d’uso gratuito a organizzazioni no profit. Enti locali e associazioni no profit potranno utilizzare le stazioni per ospitare attività sociali, istituzionali, associative, culturali o di assistenza e avviare progetti che abbiano ricadute positive sul territorio e per la qualità delle stazioni stesse, che cesseranno di essere abbandonate. La durata ordinaria di un comodato va dai 5 ai 9 anni. Delle 1.700 stazioni in origine impresenziate, ad oggi ne sono già state assegnate circa 480.

Quasi 30 stazioni da cedere
Nella zona del basso alessandrino, secondo l’ultimo rapporto del Cesvot, risultano disponibili 27 strutture (4 sulla Arquata-Tortona, 2 sulla Ovada-Acqui, 14 sulla Acqui-Alessandria, 7 sulla Ovada-Alessandria).
Si tratta di Carbonara Scrivia, Villalvernia, Cassano Spinola e Stazzano sulla Arquata-Tortona, Prasco e Visone sulla Ovada-Acqui, Cantalupo, Borgoratto, Gamalero, Cassine, Strevi, Terzo, Caranzano, Bistagno, Sezzadio, Ponti, Montechiaro, Mombaldone, Spigno e Merana sulla Acqui-Alessandria, Castellazzo, Castelspina, Predosa, Riosecco, San Giacomo, Roccagrimalda e Ovada Nord sulla Ovada-Alessandria.
Strutture che avrebbero anche un notevole valore economico. Secondo l’ultimo dato disponibile (che risale però all’ormai lontano 1996), la stazione di Predosa da sola varrebbe 204 milioni di vecchie lire, quella di Cassano 196 e via di questo passo.

L’esperimento di Serravalle
Il primo esperimento, nella zona del novese, potrebbe essere rappresentato da Serravalle Scrivia. Dopo gli ennesimi episodi di vandalismo (e l’ennesima protesta da parte del Comune), la società Rfi – proprietaria delle infrastrutture ferroviarie – ha risposto alla giunta del sindaco Alberto Carbone di essere disposta a valutare la cessione dell’immobile in comodato d’uso alle associazioni attive in città.

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