I trifolau dicono basta al proliferare delle tartufaie
La protesta è montata nei mesi finali del 2014. Due epicentri, nel novese e nellovadese si sono saldati a inizio gennaio 2015 in una riunione a Trisobbio. Da li è nata lassociazione dei liberi tartufai, che ora chiede di mettere un limite al proliferare delle "tartufaie"
La protesta è montata nei mesi finali del 2014. Due epicentri, nel novese e nell?ovadese si sono saldati a inizio gennaio 2015 in una riunione a Trisobbio. Da li è nata l?associazione dei liberi tartufai, che ora chiede di mettere un limite al proliferare delle "tartufaie"
ECONOMIA – La loro linea l’hanno espressa chiaramente anche la settimana scorsa nell’incontro con l’assessore regionale alle Politiche Agricole Alberto Valmaggia. È necessario mettere un limite al proliferare delle “tartufaie”, terreni vocati alla nascita dei tuberi di cui sono “titolari” – previo riconoscimento della Provincia sulla base della legge regionale 16 del 2008 – privati o consorzi di cercatori. E d’altronde tutto questo era già stato messo per iscritto con una lettera redatta mesi fa e corredata da 160 firme.
La protesta è montata nei mesi finali del 2014. Due epicentri, nel novese e nell’ovadese si sono saldati a inizio gennaio 2015 in una riunione a Trisobbio. Da li è nata l’associazione dei liberi tartufai. Presidente Mario Bevilaqua, originario di Cassano e residente a Novi, 63 anni e appassionato cercatore da quando ne aveva 17. “Non vogliamo fare guerra a nessuno – spiega – solo difendere i nostri diritti. Pensare che si possa azzerare tutto è un utopia. Le leggi, se ci sono, vanno rispettate, ma dalle nostre parti stiamo passando il limite. Sono più i terreni chiusi che quelli liberi, quando invece ci sarebbero percentuali ben precise da non oltrepassare. E a noi, slegati dai consorzi, non restano che angolini di territorio”.
Massimo Cavanna è considerato nell’ovadese una delle massime autorità in fatto di tartufi. “Vado alla ricerca di notte – racconta – perché è più tranquillo e i cani sono più vigili. Anche il regolamento che apre solo a determinati orari è sbagliato”. Quando nell’autunno scorso a Trisobbio è andata in scena la giornata dedicata al prezioso tubero, l’ospite d’onore, l’ex grande sciatore della valanga azzurra Piero Gross è stato premiato proprio con un tartufo trovato da Cavanna. Oggi dell’associazione è vicepresidente.
Ma le adesioni sono arrivate anche dall’alessandrino e dal casalese. Così la battaglia si è rapidamente saldata a quella avviata anche in provincia di Asti e poi a Canelli, Alba. “A loro [consorzi e associazioni; ndr] doveva andare un massimo del 10 per cento del territorio, a noi il 90 – provoca il tortonese Giovanni Ferretti – Peccato che a noi sono lasciate zone che comprendono vigne e campi coltivati, dove non possiamo entrare a cercare. Perché non facciamo cambio? Saremmo disposti a rinunciare al nostro 90 per cento per il loro 10”.